Note di Pasqua Il maestro Chailly santifica le feste

In programma alla Scala da oggi «I Salmi</B>» di Stravinskij e lo «Stabat Mater</B>» di Rossini, una delle sue pagine più sacre

Parrebbe proprio che in città l’abitudine di santificare le feste l’abbia introdotta lui. Un cult in fatto di direttori made in Italy. La vena della ricorrenza forse Riccardo Chailly ce l'ha di suo. O forse gliel'hanno suggerita i lunghi anni nelle mecche musicali del globo. Sta di fatto che, se all'epoca della sua presenza alla Verdi come direttore musicale ci ha inondati di illuministici inni alla fratellanza (Beethoven e l’Inno alla Gioia di Schiller), a ogni bussare di anno nuovo e della «religione» umana e tangibile delle passioni bachiane, ora che è un habituée della Scala anche il sacro-profano di Lobgesang (Mendelssohn) sotto Natale, forse non abbiamo considerato abbastanza il condizionamento culturale di anni e anni con l'orchestra del Concertgebouw di Amsterdam e di quelli appena iniziati a Lipsia. Sono esperienze che segnano.
C'è capitato di passare per la sua strada a Lipsia. Ebbene, nel giro di un'ora, abbiamo toccato con mano l'orgoglio e il processo di identificazione con i quali il direttore indicava la casetta Bach, le finestra di Schiller, intento a scrivere l'ode alla gioia, il palazzo di Mendelhsson, re della città, fondatore del Conservatorio e responsabile della Bach Renaissance.
E poi la cantoria dalla Thomaskirche, la tomba del Cantor, i luoghi di Goethe e dell'Ur-Faust, la Stube di Schumann. Per chiudere poco dopo sul podio del Gewandhaus con una sua Nona nitida, veloce, nervosa, intensa. Molto moderna.
Le presenze segnano. E Chailly, che è pur sempre una bacchetta «giovane», torna ogni volta più importante e più maturo. La prova? Il Trittico di questi giorni affrontato con straordinaria profondità psicologica. Il vortice della Senna di Tabarro, i timbri trasparenti di Suor Angelica, il colore cupo di uno Schicchi che dovrebbe far ridere. Ma non troppo, specchio com'è di inganno, ansia di avere, assenza di moralità. Adesso, che siamo nel cuore dell quaresima, Chailly torna alla Scala con un programma che proprio sacro non è, anche se guarda lassù. Sui leggii Sinfonia di Salmi di Stravinskij e Stabat Mater di Rossini.
La Sinfonia (Bruxelles, 1930), saltata dal concerto di Natale di Boulez, torna nella sua pietrificata bellezza. Per esprimere il mistico con sacrale monumentalità, resa ancora più incisiva dall'assenza in organico di violini e viole. Il rito (commento dei salmi 38, 39 e 150) si sviluppa in tre parti fino a un Alleluja che abbandona il giubilo per una meditazione ieratica e fuori dal tempo. Nobiltà melodica, sapienza contrappuntistica, richiami al sacro haendeliano disegnano con equilibrio i 10 brani dello Stabat Mater (1832-42, con battesimo a Parigi). È una delle più importanti pagine sacre di Rossini, inferiore per importanza solo alla Petite Messe Solennelle che è del ’63 e si pone come summa di una percorso e di una vita.
Il concerto di stasera, che apre la serie dei Sinfonici della Scala sarà ripetuto i giorni 19 e 22 marzo (sempre ore 20) e il 17 per la Filarmonica. Con Eva Mei, Sonia Ganassi, Dmitry Korchak e Simone Alberghini.
Teatro alla Scala
Stasera, repliche 19 e 22 ore 20
tel. 02-72003744
02-72023671