[NOTE][/NOTE]Botte per celebrare Piazza Fontana: il democratico ricordo dei compagni

«Considero legittimo il dissenso, purché si manifesti in forma composta e non travalichi manifestazioni come queste. Mi è dispiaciuto vedere che sono stati interrotti anche gli interventi dei parenti delle vittime. Questa è una barbarie». Fortunato Zinni è appena sceso dal palco in piazza Fontana. Lui è quello che considerano un raro testimone oculare della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Quarant’anni fa, era lì nel salone del palazzo, quando la bomba si portava via la vita di diciassette persone e ne feriva altri 88. Non si sarebbe mai aspettato che proprio nel quarantesimo anniversario di quel drammatico attentato, potessero accadere cose come quelle di ieri. Quando le frange più antagoniste del corteo della sinistra hanno iniziato a lanciare fumogeni, petardi, bottiglie, forzato le transenne cercando e trovando lo scontro con le forze dell’ordine. «Manifestazioni così non ne ho mai viste, in 40 anni», ripete con l’amarezza dipinta in volto. E invece è successo: la celebrazione dell’anniversario della strage a quarant’anni dall’esplosione della bomba è finita proprio così: a calci e botte tra gli antagonisti e la polizia. In una piazza divisa per la prima volta e chiusa al corteo indetto dai movimenti di sinistra e dagli anarchici per evitare tensioni con la commemorazione ufficiale dei rappresentanti delle istituzioni milanesi e delle associazioni contro il terrorismo. I primi momenti di tensione cominciano quando il sindaco Letizia Moratti sale sul palco per il suo intervento. La platea di cittadini e manifestanti non la lascia nemmeno iniziare, i fischi coprono la voce. «Vergogna». «Fascisti». «Siete voi che li avete uccisi», «Assassini». «Capisco, capisco. Lo so. Questi sono i fischi di chi chiede giustizia. Una giustizia che è stata negata per 40 anni». Ripete di comprendere la sofferenza dei parenti delle vittime e di averla letta nei loro volti, ricordando che il Comune ha scelto di dedicare una casa della memoria alle stragi. «I fischi non aiutano la ricerca della verità. Bisogna passare dalla contestazione alla condivisione, perché questa è utile alla ricerca della verità», commenterà più tardi il primo cittadino. Ma le proteste non si fermano. Nemmeno quando è la volta di Formigoni. «Non basteranno poche voci contestatrici a spegnere la vicinanza alle vittime. La forza delle istituzioni è qui, nessun movimento eversivo potrà rovesciarla. E noi vogliamo essere vicini a Calabresi e Pinelli che associamo nella nostra attenzione e rispetto». C’è il tempo di far intervenire il presidente della Provincia Guido Podestà che sottolinea come i fischi di oggi alimentino il clima di allora e qualche parente delle vittime che legge il messaggio di solidarietà del presidente Napolitano. Poi scoppia la rivolta. In via Larga un gruppo di antagonisti tenta di sfondare le transenne, le buttano a terra, una, due, tre volte mentre le forze dell’ordine cercano di spingerli indietro. Vorrebbero aprirsi un varco per entrare nella piazza. Sono i ragazzi dei centri sociali a volto coperto e con le sciarpe nere fin sopra al naso a lanciare le cariche. La polizia risponde con i manganelli. Nei tafferugli finisce a terra un uomo, il bilancio a fine giornata parlerà di un paio di feriti lievi, tra cui un poliziotto e un carabiniere. Ci vuole una mezzora prima che la tensione si smorzi e solo quando le forze dell’ordine decidono di togliere le transenne, il clima si distende. La piazza si riempie di anarchici, uomini e donne che entrano vittoriosi cantando le strofe di Bella Ciao e iniziano la loro festa con musica e balli davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Mentre i familiari dei morti sono stati costretti ad abbandonare il palco, così come i politici. C’era anche Pier Ferdinando Casini in mezzo alle istituzioni cittadine che definisce «inammissibili» contestazioni simili quando si tratta di ricordare le persone che in un attentato hanno perso la vita. Mentre dall’altra parte della barricata, Vittorio Agnoletto detta le sue dichiarazioni su quanto accaduto: «Vergognosa e immotivata la chiusura della piazza al corteo della sinistra, le stesse forze che 40 anni fa furono le sole ad indicare le responsabilità della strage».