[NOTE][/NOTE]Squitieri: «Adesso vi racconto la triste fine delle ideologie»

Alla seconda settimana di lavorazione del suo Father («padre»), drammatico film sul falso ideologico e sulle storture della storia, Pasquale Squitieri, il regista e sceneggiatore napoletano che ha firmato importanti film di genere come I guappi o Claretta, ha le idee chiare su quanto sta accadendo ai piani alti della politica. C’è, infatti, come un rispecchiamento tra l’idea sottesa a Father, film dal cast importante, confezionato a livello internazionale anche da Renzo Rossellini (figlio di Roberto) e le risse in Parlamento e nella vita nazionale. «Ogni ideologia deve avere una storia alle spalle e un nemico di fronte. Visto che in Italia abbiamo subito il crollo di ogni ideologia, non sapendo come fare, i vari Fini, Casini, Formigoni se ne sono inventati una nuova: l’antiberlusconismo. Ecco, così, i nuovi rivoluzionari nichilisti. Sembrano quei ragazzi, che il sabato sera ci lasciano la pelle», scandisce l’intellettuale, ora alle prese con gli interni del suo erigendo film, nelle dorate stanze d’una villa a Morlupo, nel Lazio più rustico, dove la quiete è solo apparente. «L’ideologia corrente? È la società di mercato, incluse le poltrone parlamentari. Berlusconi è il rappresentante d’una società avanzata, un grande economista e la Fallaci, in una lettera indirizzata a lui, gliel’aveva preconizzato: saranno i tuoi, che ti tradiranno. Viviamo, dunque, in un paradosso, con personaggi come Fini, che si mettono a storpiare la Storia, quella vera, con una storia fasulla. Ma dietro Casini,dietro Fini, che storia c’è?», s’interroga l’avvocato Squitieri, laureato in Giurisprudenza quando le università non erano ancora i laureifici, poi imposti dalla sinistra col 18 politico. E prima di partire per Philadelphia, dove si svolgeranno le riprese esterne, l’artista sembra un fiume in piena, che rompe gli argini del conformismo dominante. Non a caso l’erigendo «film sul falso ideologico», per dirla con lui, parte fin dal titolo in terra straniera: sei le settimane di lavorazione, di cui quattro a Philadelphia e due tra Roma e Palermo; un cast brillante (Franco Nero,Claudia Cardinale, il ventiduenne Andrea Fachinetti, alias il figlio di Ornella Muti) e una storia forte ne delineano la tipica produzione da mercato globale. «Noi italiani, quelli che hanno ucciso il padre, per poi pisciarci sopra, come nel caso di Mussolini, o di Craxi, giriamo sempre intorno al tema del pater e della sua autorevolezza: persino un cineasta metafisico come Marco Bellocchio ha sentito l’esigenza di girare Vincere, sulla figura del Duce», attacca Squitieri, sicuro quando si muove sul terreno della ricostruzione storica. Per l’artista e partner di Claudia Cardinale, dalla quale ha avuto la figlia Claudine, i falsi della storia rappresentano la peggior tabe dell’umanità. E cita Hannah Arendt, per inquadrare il soggetto di Father, anche scritto da lui. Le origini del totalitarismo e La banalità del male evidenziano l’uso strumentale dell’ideologia: tra il caso Dreyfuss e il processo Eichmann, quanti falsi nemici per il pubblico disprezzo! I nostri figli e nipoti, non potendo più contare su padri, che raccontino loro la Storia, purtroppo si affidano a Internet, fonte primaria di falsità», prosegue Squitieri, che dopo esser stato in prigione con Toni Negri(«non voleva la lotta armata») ha capito più profondamente la manipolazione delle masse. E veniamo alla trama di questo thriller a chiave: nulla è, infatti, come appare all’inizio del film. C’è un padre-padrone cinquantenne (il carismatico Franco Nero, reduce dal successo Usa di Letters to Juliet, dov’è in coppia con la moglie Vanessa Redgrave), fabbricante di calzature d’origine siciliana, che vive in un sobborgo di Philadelphia con il figlio sedicenne Mark (Andrea Fachinetti, «così bravo da farsi venire i brufoli per sembrare adolescente»), orfano di madre, educandolo all’uso delle armi e all’odio per la mafia. Indotto a eliminare un boss mafioso, ostile al proprio genitore, a sua volta affiliato a una cosca, il giovane Mark capirà di quanti inganni è lastricato il suo percorso personale. «Ma attenzione: faccio un film sull’ideologia, non sul padre», avverte Squitieri. Il suo Father uscirà l’anno prossimo, quando le trame di Palazzo saranno definite e, magari, vedremo con maggiore chiarezza le storture della nostra storia più recente.