NOTO La cattedrale? Come nuova (fin troppo)

da Noto (Siracusa)
È una vecchia edizione della Notte di Giufà, spettacolo irriverente di una volta. Vi assisto seduto sulla gradinata della Cattedrale di Noto e conto ben diciotto persone ruzzolare inciampando sullo stesso gradino sbreccato. Mi piacevano molto questi scalini, sui quali generazioni di notinesi, nelle calde sere d’estate, hanno impresso la forma delle loro natiche. Personalizzandoli, rendendoli vicini e familiari. Oggi non ci sono più. Nessuno che conti sembra comprendere il fascino e la bellezza di una vecchia scalea consunta e ricoperta di licheni. O, forse, da queste parti sono diventati tutti troppo buoni e inorridiscono al pensiero che qualcuno inciampi ancora...
Il sindaco di An, Corrado Valvo, va a braccetto coi No-Triv; il vescovo monsignor Malandrino estende il suo abbraccio pastorale a Vittorio Sgarbi e il prefetto di Siracusa, Benedetto Basile, da tempo ripete ufficialmente che la cattedrale è caduta nel ’96 per via del terremoto del ’90. Sul conflitto tra curia e regione che impedì, nei sei anni successivi al sisma, l’utilizzo di fondi già stanziati per il restauro, neanche una parola.
Il 18 giugno, comunque, si inaugurerà la cattedrale, finalmente ricostruita. E sarà giorno di festa. Peccato che il rifacimento della scalea, aperta temporaneamente al pubblico il 20 maggio, in occasione dell’Infiorata, sia stato una delusione. Quei gradini candidi e perfettamente levigati davvero lasciavano perplessi. Poi li hanno «invecchiati» verniciandoli con un intruglio rugginoso che li ha trasformati in rossicci. Il tempo, certo, rimedierà ma, al momento, la toppa sembra peggiore del buco...
Per fortuna, lo smantellamento e la ricomposizione della staccionata protettiva hanno riproposto in chiave involontariamente cubista un minaccioso murale dei manifestanti contro le trivellazioni petrolifere. Non sappiamo se la loro protesta abbia acquistato incisività; di certo, ha guadagnato spessore artistico...
Cattedrale e No-Triv, due volti di una stessa città che, a parte tutto, ha trovato da sola la strada della rinascita. Lo provano le frotte di turisti che, ogni giorno, si riversano tra queste scenografie barocche, pian piano liberate da ponteggi e impalcature. E sembra surreale che la Regione Sicilia, proprio quando l’Unesco riconosce la Val di Noto «patrimonio dell’umanità», autorizzi la società americana Panther Eureka a bucherellarlo per le sue ricerche petrolifere. I No-Triv saranno anche pittoreschi, ma costituiscono la punta dell’iceberg di una protesta trasversale e diffusa, la quale trae alimento dalla precedente, disastrosa avventura petrol-chimica di Priolo e Augusta: orrendo crimine ambientale, fabbrica di disoccupazione, oltraggio alla Sicilia.
Mentre, dunque, il vecchio ascarismo isolano sembra la giusta chiave di lettura di questioni attuali, Noto risorge da sola. E con essa la cattedrale che, dopo anni faticosissimi, ha visto infine una ricostruzione corretta. Sugli esterni - scalinata a parte - tutti d’accordo: si tratta di un ottimo lavoro. La cupola, la navata maggiore e la navata orientale rinascono meglio di prima, privi degli originari difetti costruttivi.
I lavori continueranno altri due anni per gli interni. Arredi e decorazioni, come previsto dalla commissione istituita durante l’ultimo anno del governo Berlusconi, saranno realizzati da artisti di fama internazionale. Precisamente, da Ivan Theimer, autore dei tre obelischi bronzei per la facciata sul giardino dell’Eliseo a Parigi, il quale si occuperà delle porte dei fianchi. Le porte laterali saranno affidate invece a Filippo Dobrilla. L’altare, le sculture dei santi e la sedia episcopale a Giuseppe Ducrot. Infine, quadri e affreschi porteranno le firme del russo Superego, di Lino Frongia e di Ottavio Mazzonis, quest’ultimo ottantaseienne allievo di Nicola Arduino, autore degli affreschi (in verità non esaltanti) del soffitto crollato. Di queste scelte è responsabile Vittorio Sgarbi, che ha assunto il compito d’individuare artisti che «riescano a ricostruire la sensibilità del barocco anche negli affreschi, nelle sculture e negli arredi» e raccolto il frutto di questa esperienza in un volume di prossima pubblicazione per Electa.
Sgarbi si è battuto anche per la pavimentazione con la pietra di Modica, scontrandosi con le resistenze della chiesa locale, che avrebbe preferito il marmo. Ha vinto Sgarbi. Segno che a Noto, i tempi sono cambiati?