Noto, il passato guarda il futuro

Nella notte di Noto si festeggia il ritorno del santo nella sua casa. Ben prima dell’inaugurazione ufficiale dalla Chiesa di San Carlo al Corso, un gruppo di portatori non più giovani si appresta a far uscire l’urna d’argento con il corpo di San Corrado. Avanzano lentamente, fino ad arrivare davanti alla Cattedrale, ai piedi della scalinata, di fronte al Palazzo del Comune. La scalinata è vasta, al suo sommo mi fermo accanto al vescovo per assistere all'entrata del santo. I portatori attendono, come per rispondere a un richiamo misterioso.
D’improvviso scattano e salgono le scale di corsa, in un rito frenetico. Dopo 11 anni quel breve tratto di scalinata è un lampo che annulla l'attesa e compie la speranza. Il rito, interrotto per 11 anni, dal tempo del crollo crea qualche disagio e difficoltà ai volontari che portano la cassa. E al momento di fermarsi davanti alla soglia, uno di loro cade. Ma non è miracolosamente travolto. Il santo lo ha protetto. Poi l'urna entra nella Chiesa, le cui porte si aprono al vescovo che bussa con il pastorale; ed è un dilagare di una folla esultante, che riprende il dominio della Chiesa, riconquista lo spazio per tanti anni abbandonato, cantiere di una sconfitta. Questo è il momento più vivo e più intenso di queste giornate di restituzione alla città del suo simbolo. Non ci sono prediche o preghiere. Nella notte la Chiesa risuona di grida selvagge, esaltate, indirizzate con ritmo incalzante a San Corrado. Il suo nome risuona nell’abside, nel transetto, gridato a squarciagola. Un ritmo selvaggio, irrazionale, incontenibile. Vuol dire: il santo è tornato, il santo è qui. Gioia, commozione, perfino isteria.
Poi la notte calda riprende il suo dominio, lentamente i fedeli escono dalla Chiesa, ritornano nelle loro case. La cerimonia ufficiale sarà lunedì mattina, con l'arrivo di Prodi, di Cuffaro, del cardinal Re, di monsignor Bagnasco, dei vescovi di Catania, Palermo, Piazza Almerina, Civitavecchia e dei vescovi emeriti, che hanno vissuto lunghe storie di una Sicilia sempre misteriosa e funestata. La lunga funzione non riuscirà ad avere il pathos della selvaggia conquista della sera precedente. Ma intanto si fa il punto di ciò che è stato fatto e di ciò che si dovrà fare. Il prefetto commissario Basile, la giovane Soprintendente Muti, l'architetto Tringali e l'ingegner De Benedictis raccontano gli anni di una lunga impresa difficile tra sconforto e speranza, fino all'intervento determinante della protezione civile, con le continue premure del sottosegretario Nicola Bono, che è felice di esserci e di esserci stato nell'equanime impegno di ogni governo, attraverso le garanzie di Bertolaso.
Così finalmente è posta l'ultima pietra della cupola. Il passato è riconquistato. Il futuro lo stiamo disegnando. La Commissione per il completamento della cattedrale nei suoi arredi lavora perché alcuni artisti raccontino le storie dei santi. Così avremo a Noto un laboratorio di artisti impegnati sul tema difficile del sacro. Senza cercare scorciatoie, ma tentando di integrarsi con l'architettura ricostruita. Sul soffitto vi era la gloria di San Corrado del pittore torinese Nicola Arduino, avvertendone il gusto tiepolesco, ho pensato a Ottavio Mazzonis, scoprendo che nel 1952 era stato a Noto con Arduino, assistente nel cantiere dove ora ritorna. Per l'altare maggiore e la via crucis sta lavorando Giuseppe Ducrot, artista siciliano nel quale rivive lo spirito di Bernini. Per la cupola e i pennacchi del tamburo, monsignor Chenis ha suggerito Oleg Supereco, pittore di elegante classica. La volta della navata principale vedrà le Storie della Vergine e le Virtù cardinali di Lino Frongia, pittore di grande mestiere. Le porte della facciata e la scultura di San Giovanni Battista per il Battistero saranno di Filippo Dobrilla, scultore di spirito michelangiolesco. Le porte laterali saranno di Ivan Theimer.
Così la Cattedrale, nell'arco di 2 anni, non sarà solo un edificio ricostruito, ma il punto di riferimento per un’esperienza senza precedenti: la rinascita della pittura religiosa, la sfida sulla resistenza dei valori cristiani, non illustrazioni, non copie, non esercizi accademici, ma un nuovo mondo di immagini che supera la scommessa della contemporaneità.
Se vi è ancora qualcuno per cui la preghiera e la fede in un santo hanno senso, allora un'immagine dovrà essere in grado di raccontarcelo. Ovunque è un'impresa disperata, forse impossibile. A Noto dovremo realizzarla.
Vittorio Sgarbi