La notte in cui Capello sventò il colpo di mano

Adesso il presidente Ramon Calderon vuole indietro anche sir David Beckham che ha paragonato ad Alfredo Di Stefano. Dice che è pronto a staccare un cospicuo assegno e restituire tutti i soldi ai Los Angeles Galaxy. Medita di farlo anche con Roberto Carlos che gli sta partendo per Istanbul. Pare gli sia venuta una mezza idea anche su Ronie e tutti si aspettano che perfino Cassano diventi incedibile. L’euforia a Madrid dopo il doppio pareggio di sabato sera di Real e Barcellona è incontenibile e a una giornata dalla fine il campionato spagnolo sembra non avere più nulla da dire.
Ma adesso chi va a dire a don Fabio che era tutto uno scherzo? Chi va lì, gli sbatte una mano sulla spalla e gli fa: ma dài, mica ci avevi creduto?
A gennaio era diventato addirittura un cartoon on line, un tipo con un mascellone da rozzo pretoriano praticamente insopportabile che parlava, urlava e sbraitava. In Spagna se la spassavano. L’imitazione che gli aveva fatto quella birba di Antonio Cassano in un angolo dello spogliatoio poi non aveva fatto esplodere solo gli incisivi del vecchio Ronie ma era diventata addirittura un cult e un dvd ambitissimo che gli impiegati si scambiavano durante l’ora di pausa. Quelli più divertiti erano proprio i madridisti che ormai s’erano fatti una ragione dell’ennesima stagione deludente e durante un Real-Betis da svenimento partirono con insulti anche pesanti. Don Fabio, capello rigorosamente tinto sul rossiccio, aveva mantenuto la calma fin quando non gli si era rizzato il medio che espose trionfalmente sullo 0-0 a tutto il Bernabeu.
Resta solo contro tutti: Ramon Calderon, il suo principale, lo multa. David Beckham e Ronaldo chiedono di lasciare la squadra, Emerson che doveva fargli da guardia scelta gli volta le spalle, Robinho spiega al mondo che gli schemi dell’italiano lo soffocano. E poi, più o meno a metà febbraio, scoppia la bomba: don Fabio si dimette.
In Italia arricciano il naso, mai visto Capello rinunciare a un ingaggio già messo a bilancio. Perché Fabio Capello non è solo uno che chiede il meglio ma è anche uno che sa fare i suoi conti e rischi ne prende sempre pochi. Il 4 luglio 2006, piena Moggiopoli, aveva dato le dimissioni dalla Juventus circa trenta secondi dopo aver firmato un triennale col Real. Ha sempre fatto scuola don Fabio e i maestri qualcosa hanno sempre da dire. Sabato sera a due minuti dalla fine stava regalando il campionato al Barcellona, poi in un minuto 37 giornate di Liga sono andate a farsi benedire e dead man walking è ritornato Don Fabio il grande. A tre minuti dalla fine Van Nistelrooy pareggia per il Real Madrid, un minuto dopo Tamudo dell’Espanyol segna al Barcellona e rimette le due squadre a pari punti in classifica. Ora mancano 90’ ma il Real domenica ospita il Maiorca e se lo batte è campione di Spagna anche se vince pure il Barcellona contro il Gimnasia, grazie agli scontri diretti. Insomma per Capello un colpo alla Sacchi, senza entrare troppo nei dettagli, con la bizzarra rinuncia del Siviglia che se avesse battuto il Maiorca sabato e il Villarreal la prossima domenica, avrebbe beffato le due grandi di Spagna perché a pari punti la regola degli scontri diretti avrebbe premiato gli andalusi.
Per Capello comunque sarebbero due su due, nel senso che il primo scudetto a Madrid era arrivato giusto dieci anni prima. Sabato sera gli hanno chiesto come era riuscito a sopravvivere a quella notte da infarto e lui: «Non mi interessava il risultato del Barcellona ma solo il nostro. Grazie, siamo tutti felici». Adesso tutti vogliono don Fabio, 61 anni il 18 giugno, ultimo giorno di Liga.