La notte in cui i bimbi hanno odiato l’orsetto di peluche

L’orsetto di peluche no, non ce la faranno più a vederlo sul loro cuscino. I colori di una stanza piena di giochi saranno più spaventosi del buio. E i loro occhi non sogneranno mai come quelli degli altri bambini, fissando le pale di un elicottero che atterra per invitarli a fare un giro. Il fango si è portato via anche i sogni di dieci bimbi. Salvi, ma feriti dentro, dopo una notte da incubo. Erano all’asilo di Rocchetta Vara, martedì, come tutti gli altri giorni. Guardavano la pioggia attraverso le finestre decorate dai visi sorridenti di Topolino e Winnie the Pooh, quando la piena si è mangiata la strada, quando sulla porta da dove solitamente, a fine pomeriggio, spuntano i visi sorridenti delle mamme, si è presentato il fango. Prigionieri del loro mondo spensierato, bellissimo solo finché fuori c’è la luce.
Perché i bambini che non sanno leggere l’orologio, sanno rimproverare i genitori se arrivano con un secondo di ritardo. E martedì non ci hanno messo molto a riporre il loro sorriso, e a rendere quasi impossibile il compito delle maestre, vere eroine silenziose di questa alluvione. Lì, nell’asilo di Rocchetta, non c’era altra soluzione: bisognava restare in attesa, sperare che i soccorsi facessero presto, anzi, prima possibile. E fare qualcosa. Organizzare la cena ai bimbi che non volevano mangiare, le brandine di emergenza per passare una notte di quelle da non dormire, i turni di guardia per tenere d’occhio il fango, le favole da raccontare per tranquillizzare se stessi prima dei piccoli ospiti che non si fidavano neppure più del peluche.
Una notte da incubo, quella dei dieci bimbi, delle loro maestre e dei loro genitori costretti ad aspettare nelle loro case senza sapere cosa fare. Una notte spazzata via dal sole che ieri mattina si è lentamente fatto largo tra le nuvole, per essere solo in parte oscurato dalle sagome degli elicotteri. Quegli elicotteri che hanno preso in braccio i dieci bimbi e li hanno portati fino a Veppo, una frazione chiamata salvezza. L’incubo è durato 24 ore, anche se ora bisognerà cercare di spiegarlo ai bimbi e ai loro genitori che si è trattato «solo» di un giorno. E che quelle 24 ore si dovranno in un modo o nell’altro cancellare con un’idropulitrice speciale. Per rientrare in un asilo, per riuscire ad addormentarsi anche mentre fuori piove, per non piangere quando sarà l’ora di andare a scuola. Per non regalare al fango anche la vittoria su un orsetto di peluche.