La notte dannata finisce in Parlamento

da Milano

Stavolta tutti d’accordo, destra e sinistra. La paralisi sulla tratta Ancona-Pescara, ma soprattutto i gravi disagi patiti da migliaia di viaggiatori, proprio in un momento cruciale di rientro verso le città, gridano «vendetta».
«In un Paese considerato tra i più industrializzati del mondo la paralisi della linea ferroviaria Adriatica da due giorni è inaccettabile e vergognosa», attacca il vicepresidente dei Deputati della Margherita, Renzo Lusetti che ricorda come «il carrello rotto di un treno ha provocato un disastro». In tal modo «aumenta vertiginosamente la frequenza degli incidenti ferroviari e la rete ordinaria, in molti tratti vecchia e obsoleta - scandisce in una nota - ha subito forti decurtazioni dei finanziamenti nell’ultima Finanziaria».
«I vertici delle Ferrovie si assumano le loro responsabilità e ne traggano le conseguenze attraverso le dimissioni - tuona ancora Lusetti - sarebbe un atto onesto e dovuto che sancisce il fallimento della loro gestione».
Bordate anche dai deputati di An Scalia e Giorgetti che, con una lettera inviata al ministro dei Trasporti Piero Lunardi, annunciano una interrogazione urgentissima circa i «gravissimi disagi causati ai cittadini dalle Ferrovie dello Stato». I deputati di Alleanza nazionale chiedono al ministro di «riferire in Parlamento al più presto in merito alla gestione sempre più deficitaria dei vertici delle Ferrovie dello Stato, come purtroppo ogni giorno milioni di cittadini devono constatare».
Ironico il commento dell’associazione a difesa dei consumatori Telefono blu: «Trenitalia non ci fa mancare nulla, neanche al rientro dal ponte della Befana. Dopo le zecche e i topi, dopo aver tolto dal traffico oltre 500 vagoni e avere lasciato a piedi e in ritardo migliaia di viaggiatori nel mese di dicembre, adesso anche bibliche attese di passeggeri abbandonati al freddo e senza aiuti». Da qui - tramite l’avvocato Vittorio Bonaguidi, uno dei legali di Telefono blu - l’esortazione ai viaggiatori coinvolti a mettersi in contatto con l’Associazione per i ricorsi.