La notte dei prostituti tra risse e disperazione

Sono soprattutto stranieri, consumano molta cocaina e, se non sono proprio gay, hanno in comune il disprezzo per i loro clienti. Da sbeffeggiare, aggredire, rapinare. Tutti ostentano grande virilità e un esasperato machismo. C’è chi racconta di essere stato in galera per omicidio, chi narra di risse omeriche, chi ostenta prestazioni da pornostar. Li trovi sui marciapiedi, pronti a chinarsi sul finestrino dell’auto per rispondere alla classica domanda: «Quanto?»
I numeri
La prostituzione maschile sta prendendo sempre più piede e nei giorni di punta, da giovedì e domenica sera, si contano fino a 300/400 uomini. Arrivano dai Balcani, Nord Africa e Sud America e mediamente hanno 25 anni, ma non mancano le eccezioni: anche 45 anni. Quando non si hanno prospettive, si può scendere sempre in strada e trovare il proprio triste mercato. Molti sono consumatori assidui di sostanze stupefacenti, cocaina in particolare. Al punto che non è chiaro se si «fanno» per vendersi o se si vendono per «farsi».
Pochi i minorenni
Più difficile invece capire le dimensioni della fenomeno minorile: se c’è, è molto poco visibile, anzi, dopo la retata di quattro anni fa in piazza Trento, sembra quasi scomparso. Nel 2003 infatti la polizia sgominò una banda di romeni che sfruttava giovanissimi connazionali. Quasi tutti venduti agli aguzzini dai genitori, quando non erano proprio loro a sfruttarli. Né ci sono segnali chiari di una forte presenza del racket. Ci sarà senz’altro, ma l’impressione è che quasi tutti di prostituiscano «liberamente».
L’attempato bulgaro
Il Centro Ambrosiano di Solidarietà, dal 2006 ha attivato un progetto, «Altre strade», per monitorare il fenomeno, fornire assistenza (soprattutto sanitaria) e, se possibile, aiutare questi giovani uomini a lasciare il marciapiede. Lunedì sera siamo usciti con una loro unità di strada. Serata moscia, pochi clienti in giro, pochi prostituti. Prima tappa l’Ortomercato, territorio quasi esclusivo «bulgaro». Bulgaro è l’asciutto 45enne, che ha associato alla «attività», anche il figlio 27enne della sua seconda moglie, anche lui sposato e in attesa di diventare a sua volta padre. Spavaldo, racconta di aver appena mollato il quasi-fidanzato carabiniere: superfluo specificare che tra i clienti tutte le categorie sociali ed economiche sono «democraticamente» rappresentate. È lui che racconta di quando ha ammazzato un poliziotto che l’aveva aggredito. «Gli ho sfilato la pistola e bang», e di aver poi scontato 15 anni. E ancora di ripetuti amplessi da «Guinness dei primati».
Duro e virile
Duro come Al Capone, virile come Rocco Siffedri. Proprio come il giovane romeno di piazza Trento. Un torrente in piena. Ti inchioda a mirabolanti avventure, come di quella volta che in quattro hanno mandato in ospedale dieci sudamericani. Delle donne innamorate e pronte a mantenerlo, dei viaggi e del suo sovrano disprezzo per i soldi. Fuma in continuazione, agitatissimo, e non ha problemi ad ammettere di tirare cocaina a livello industriale. E, come il bulgaro, sembra molto impegnato a marcare la sua mascolinità rispetto a quelle «odiose checche» di clienti. Una strafottenza forse dovuta a un’omosessualità latente da celare, forse al disprezzo per se stesso.
I gay dichiarati
Dal buio di piazza Trento, spunta un giovane sudamericano che sembra il marinaio di Querelle de Brest, film di Rainer Werner Fassbinder: jeans «a pelle», fisico da culturista, canotta coloratissima, capelli corvini a caschetto, lenti colorate azzurre. Ascolta con un dolcissimo sorriso le indicazioni degli operatori su dove andare per gli esami del sangue. E accetta di buon grado i preservativi offerti dall’équipe. Più celato, in un viuzza laterale, un giovane appena arrivato dal profondo Sud: «Non ho lavoro, che devo fare?». Non molto originale come scusa, ma qualcosa bisogna pur inventare per giustificare una scelta che loro stessi, per primi, non sembrano invece accettare.
(6.continua)