UNA NOTTE DA GENOA

Tutto in una settimana, tutto in una notte.
Chi ci segue sa che il sottoscritto è romanista; che ha seguito la Sampdoria tutto l’anno, prima con apprensione, poi con entusiasmo e infine con un pizzico di delusione per l’obiettivo storico della qualificazione alla Champions fallito sul traguardo; e che io - e in generale tutta la redazione del Giornale edizione Genova e Riviere - seguiamo il calcio senza faziosità, gridando in perfetta par condicio «Forza Sampdoria» e «Forza Genoa», criticando quando c’è da criticare e tifando sempre. Certo, poi ognuno nel suo cuore serba le sue simpatie, ma l’amore bipartisan per entrambe le formazioni genovesi non può che essere il credo di un giornale e del Giornale.
Ecco, in questo quadro, però, non si può negare che la notte di oggi non sarà una notte normale. Comunque vada a finire. E non sarà una notte normale anche e soprattutto per tutto quello che è successo nell’ultima settimana: la guerra dei maxischermi; le polemiche fra Cosmi e Preziosi; l’attacco del presidente sui caffè non offferti dalla città; i fantasmi di Ravenna; il trasloco della Genova rossoblù a Piacenza; il vantaggio della squadra emiliana; la rimonta e il sorpasso genoano; il nuovo pareggio; la contemporanea vittoria di Perugia e Torino; la rissa in campo e negli spogliatoi; i conti affannosi che dicono che, stasera, il pareggio non basta perchè il Genoa è indietro in qualsiasi classifica avulsa possibile e immaginabile; la squalifica di cinque giocatori; l’iter penale avviato dal questore di Piacenza contro alcuni rossoblù; la sparata di un giocatore piacentino che avrebbe voluto interessare l’ufficio inchieste; le teorie del complotto; i festeggiamenti già fissati e rimandati; i quindici giocatori del Venezia che l’altro giorno si sono dati malati...
Tutto in una settimana. Se un alieno fosse sbarcato a Genova sette giorni fa e avesse visto quello che stava succendendo, avrebbe avuto un perfetto bignamino, un riassunto pocket in pochissime ore, della storia del Genoa. Perchè, nel bene o nel male, quando ci sono di mezzo i rossoblù, la normalità è un’ipotesi, un concetto che non esiste. Qualcosa che ricorda molto da vicino le vicissitudini interiste. E non ci si può fare niente: il Genoa è così, nel bene o nel male. E i suoi stra-ordinari - nel senso letterale della parola, si badi bene - tifosi si adeguano: mai una mezza misura, sempre oltre. Contemporaneamente fortuna (nessuno in serie B ha un pubblico nemmeno paragonabile a quello della Nord) e sfortuna (nessuno in serie B ha addosso una pressione paragonabile a quella dei giocatori del Genoa) della squadra.
E così si arriva a stasera. Unico obiettivo: vincere contro una squadra già retrocessa. Comunque finirà, sarà una notte da Genoa.