Una notte con i carabinieri: «I rinforzi? Servono sempre»

Con i militari tra spaccio, transessuali e clandestini nelle zone calde della città: viale Abruzzi, via Gioia, Triboniano e Centrale

Comando «Pastrengo» di via Vincenzo Monti, le dieci di sera. Quindici autoradio dei carabinieri escono per il giro notturno di controllo. Stanotte è di competenza dell’Arma la zona B, un ampio spicchio di territorio a nord-est della città. Si va dritti verso la stazione di Garibaldi, spesso teatro di risse tra balordi all’uscita delle tante discoteche nel quartiere. Ma non è il weekend, e la situazione è piuttosto tranquilla. Meglio «cercare lavoro» in Melchiorre Gioia e vie limitrofe, marciapiedi preferiti dai viados e dai loro clienti. E infatti ecco, lungo il muro di fianco a largo De Benedetti, la fila dei trans che si offrono alla luce dei lampioni, di fronte agli hotel per viaggi d’affari. La pattuglia si ferma, chiede i documenti. Una volta assodato che hanno tutte il permesso di soggiorno, le «signore» sono «invitate a togliersi subito di qui». Brasiliane, in questo caso. Anzi, c’è pure un’italiana. Pelliccia bianca e calze a rete nere. «Stasera non posso tornare a casa. Ho litigato con il mio ragazzo. Sapete, lui fa un lavoro normale. E io voglio starci in strada». Alla fine si allontana. Ai carabinieri tocca sentire anche certi sfoghi...
Tappa successiva a colpo sicuro: stazione Centrale. In piazza IV Novembre va in scena il solito bivacco a base di alcol. Qualcuno, vedendo gli agenti, alza la voce: «Lasciateci in pace, non stiamo facendo niente di male». «Fuori i documenti», è la risposta decisa. Africani, stavolta. Uno di loro è già «persona nota», ha l’obbligo di firma. Un altro, senza i documenti necessari, viene caricato in auto e portato in caserma per le verifiche. «Articolo 6 della Bossi-Fini - spiega un capitano senza fare una piega -. Ora andiamo in viale Monza». Già, «l’ipermercato» dello spaccio. La radio parla di «due individui sospetti con berretto scuro». Invece, dopo i controlli, si scopre che si tratta di immigrati regolari. Identificazione di routine. Come quella a un gruppo con minorenni sotto il cavalcavia. Ragazzi che, nel tentativo di nascondersi, danno ancor più nell’occhio. «Su le mani, fatevi perquisire». Salta fuori uno spinello, d’obbligo la segnalazione in Prefettura.
Dopo spaccio e prostituzione, in piazzale Loreto si completa il campionario dei controlli. Posto di blocco - le auto sono dotate di telecamera per gli inseguimenti, come in America -. Test dell’etilometro. «Qui se qualcuno ha bevuto un bicchiere di troppo ci lascia la patente», sdrammatizza un giovane brigadiere. Due ragazzi vengono fermati. Non fanno resistenza e quasi si divertono a soffiare nel tubo: «Siamo astemi». «Purtroppo quelli che becchiamo non sono tutti come loro, specie il sabato sera», testimonia un altro carabiniere. Ormai è l’una e il primo turno sta per finire. Giusto il tempo per una puntata in viale Abruzzi («il problema, adesso, è con romene e bulgare: ormai sono cittadine europee, contro di loro non possiamo fare nulla»). Poi viale Certosa sin dietro al Cimitero Maggiore, fino al Triboniano. «Qui portano i ragazzini rom a vendersi». Stanotte, però, l’asfalto è assolutamente deserto. «Meglio così».
Volpe 03 ritorna alla base. Inevitabile la domanda sulla sicurezza. Milano ha bisogno di nuove risorse? «Certo, se fossimo di più e meglio equipaggiati svolgeremmo meglio il nostro compito di prevenzione e di visibilità sul territorio - fa notare il capitano -. Noi facciamo sforzi per togliere uomini dagli uffici... Ricordiamoci, però, che Milano è la capitale dei reati predatori: scippi, furti, rapine. Più della metà sono compiuti da immigrati che non hanno nulla e vivono nelle baraccopoli di periferia. Una criminalità nascosta, strisciante, che il governo non può permettersi di sottovalutare».