La notte magica di Italia-Brasile e di Pablito Rossi riadattata a teatro

Lo spettacolo in prima andrà in scena il 5 luglio al «Caffeina» di Viterbo. Regia del giornalista Massimiliano Morelli

Maledetto tempo che vola in fretta, sono già trascorsi trent'anni da quell'Italia-Brasile che trasformò Paolo Rossi da mister cinque miliardi in Pablito. Trent'anni da quando perfino i romanisti riuscirono a dare del «traditore» a Falcao per il gol del secondo pareggio verdeoro, trent'anni da quando a Zico cominciarono a venire gli incubi perché un terzinaccio con i baffi, tale Claudio Gentile, non lo mollò neppure nello spogliatoio. La leggenda vuole che lo seguisse fin davanti la porta del bagno. Già, Italia-Brasile del 1982, un insieme di ricordi e sensazioni irripetibili, quel 3-2 ottenuto al Sarrià - stadio sulle cui ceneri oggi sorge un centro commerciale - che spalancò le porte della semifinale mondiale a una masnada di uomini reduci da un girone eliminatorio deludente e conseguenti fiumi di polemiche di ogni specie che portarono i figliocci di Enzo Bearzot a innescare un religioso silenzio stampa. Parlava solo Zoff, perché le chiacchiere per lo striminzito pareggio col Camerun, quelle sui gusti sessuali di Rossi e Cabrini e l'eco del calcioscommesse targato Trinca e Cruciani la facevano da padroni su schemi e tattiche. Lagne che tornano a cadenza periodica quando gioca la nazionale, come torna invece in tutto il suo splendore l'amarcord di Italia-Brasile, che sarà portata in scena a Viterbo la sera del 5 luglio (a «Caffeina», con inizio spettacolo ore 21) da tre amici, appassionati di quel football che raccontandolo si interseca a meraviglia con i fatti di una determinata epoca: Antonello Ricci, che è professore in un liceo della Tuscia; Alessandro Tozzi, che è avvocato; e un noto giornalista romano, Massimiliano Morelli.
In trenta minuti, ritmati e cadenzati, i tre raccontano non solo la sfida vissuta a Barcellona, ma anche e soprattutto storie e fatti che s'intersecano a meraviglia nel contesto di quella partita. Ricci è l'anima politico-sociologica, Tozzi quella calcistica, Morelli il radiocronista, il testo portato al proscenio una chicca lontana anni luce dall'interpretazione che viene data oggi al gioco del calcio. «L'idea del testo - spiegano gli autori - nasce da un lavoro di Vittorio Sermonti, che aveva montato in un fantastico collage i diversi pezzi dei quotidiani sportivi nazionali all'indomani di Italia-Brasile. Da lì siamo partiti, e siamo andati ben oltre, sovrapponendo altre partite storiche dell'Italia, ma non solo».