La notte porta consiglio (comunale)

Come quando, nel 1334, il comandante del castello di Hochosterwitz derideva gli assedianti tirolesi, che cercavano di prenderlo per fame, buttandogli cibo per dimostrare che loro avrebbero tenuto duro a lungo prima di cedere. Così, ma a parti invertite, l'ex sindaco Ezio Armando Capurro (attuale consigliere di opposizione) rivolto alla maggioranza durante il consiglio comunale di sabato: «Io ho un'autonomia di 5 giorni, vedete che mi sono allenato, sono qui da sette ore e non ho ancora bevuto», spiega Capurro mettendo in mostra la sua bottiglietta d'acqua ancora sigillata. Sono le quattro del pomeriggio in quello che probabilmente passerà alla storia come il consiglio comunale (iniziato alle nove di mattina) più lungo di Rapallo. Lui (Capurro), l'assediante, la maggioranza guidata dal sindaco Mentore Campodonico, l'assediata, e in mezzo il bilancio comunale da approvare con i 203 emendamenti presentati dallo stesso Capurro. Non importa se gli emendamenti non prevedono il pareggio di bilancio come previsto dalla legge. Né se manca la firma in calce, spiega il segretario comunale, Roberto Capobianco, ligio al regolamento: «Vanno comunque presentati e votati».
Il conto è presto fatto. Mezz'ora per la discussione e un quarto d'ora per le dichiarazioni di voto, per il bilancio in toto. A testa, per ciascuno dei 20 consiglieri. Se poi si aggiungono i cinque minuti che il regolamento riserva a Capurro per esporre ogni singola proposta di emendamento, il totale arriva in teoria alle 32 ore di consiglio in aggiunta alle sette già svolte. Una sfida, quindi, tra Capurro che, recordman dei grandi numeri (400 interrogazioni e una marea di interpellanze presentate in nove mesi), non intende ritirare nessuno dei suoi emendamenti. E l'amministrazione intenzionata da parte sua a proseguire a oltranza la seduta. Un doppio legame tra Capurro che se si assenta fa cadere i suoi emendamenti, e i consiglieri di centrodestra che devono garantire il numero legale. Non stop quindi fino a oggi pomeriggio. «Ma se si sbrigano anche un po' prima», chiosa l’assessore Francesco Errico.