Le notti di Bomarzo. Un fantasy di 500 anni fa

Gli storici sono di solito un po' pedanti, sempre attaccati alle date e alla realtà dei fatti. Questo storico però, assai giocherellone, ha suggerito il più impossibile dei luoghi.

Era una notte fonda con poca luna, ma pare si sia visto l'orco serrare le fauci e trasformarle in un sorriso, per poi salire in sella a Pegaso, che stazionava nelle vicinanze, e correre galoppando-volando verso le tre Grazie, all'apparenza disponibili. Dicono si siano addentrati nelle stanze della casa pendente (lasciando fuori Pegaso), e là, nascosti dalla vista del drago già intento a domare una pantera o forse un altro drago o chissaché, abbiano fatto cose che non si possono qui narrare. Basti sapere che l'ultimo uomo che attentò alle beltà delle tre Grazie è ora lì da vedere, più morto che vivo, trascinato ovunque dalla proboscide dell'elefante. Uno spettacolo impressionante... sotto lo sguardo severo di Nettuno, che di queste cose non ne vuole sapere.

Si sa che è bigotto. E poi si stava facendo una doccia d'acqua dolce, una volta tanto, quando i turisti non lo possono controllare. Perfino Fama, buona e cattiva, a volte scende dal dorso della tartaruga, sfidando i denti dell'orca in agguato, pur di vedere la doccia del dio del mare: una vera rarità. Insomma ci si diverte al Parco dei Mostri di Bomarzo.

Cerbero, di solito a guardia dell'Ade, qui protegge amorevole il Tempio di Vignola, in cui due lapidi ricordano Giovanni Bettini e la moglie Tina Severi che, a metà degli anni Cinquanta, scoprirono questo parco e lo restaurarono per la meraviglia di chi lo incontra oggi. Certo, fra orsi, furie, leoni ed Echidna, che divora i passanti, è una fatica visitare questo mondo fantastico, creato "sol per sfogar il core" dopo la morte dell'amata, da Vicino Orsini, secolo XVI.