«A novant’anni ho smesso con il calcio»

«Dopo tante sofferenze non ho più il tempo e la voglia di aspettare la rinascita rossoblù, ad un certo punto la catena dell’amore si spezza»

Carissimo dott.Lussana, sono di età, vicinissimo ai novant’anni e, da più di ottanta la squadra del mio cuore è il Genoa. Otto decenni di rospi da ingoiare, «facciate nel muro», campionati avari di soddisfazioni, continue calate nelle serie inferiori.Unica, pallida, luce l’anno della Coppa Uefa (con Bagnoli, Aguilera, Skuhrawy): una piccolissima fiamma in una lunga buia, galleria.
L’anno scorso, pareva, invece, giunto l’anno «buono». E, dall’autunno iniziò una marcia trionfale. Ma l’anno presente evidenziò che, non c’era alcun anno giusto, che tutto doveva andare avanti come prima. La squadra cominciò a zoppicare e giunse all’ambito traguardo col «fiatone», perdendo (così come Martin perse la cappa) la promozione sicura per un miserevole punto. Colpa, a mio avviso, da addebitare ad un allenatore che, ricco solo di prosopopea non seppe sfruttare il parco giocatori. Nessuno, ora, lo chiama in causa. Così come non si accenna minimamente, alle responsabilità dei vari «campioni» che, ora visto che la barca affonda, molto burbanzosamente (vero Milito?) emigrano verso altri lidi. Poi ci si mise di mezzo il Presidente che, incautamente, diede corso a leggerezze che scatenarono i fulmini della Federazione. Ed è finita come al solito ed anche peggio. Niente Serie A ma nel baratro della Serie C1. Però se è più che legittimo che la giustizia abbia a condannare chi manca non deve andare oltre misura. Nel Medio Evo, quando la punizione era la frusta, si colpiva il condannato ma non tanto da ucciderlo.
Nel caso presente, a prescindere che nel recente passato in casi analoghi è stata usata una, assai discutibile, benevolenza, il Genoa è stato «massacrato», inesorabilmente, senza tener alcun conto dei gravi danni morali e materiali che gli venivano inflitti. Umiliata una grande città, culla del calcio, mortificata una «tifoseria» delle più numerose e «calde» d’Italia. Costringendo il Genoa a porre in immediata «liquidazione» un parco di brillanti giocatori già radunati, quasi fossero resti di magazzino. Ed a improvvisare, in pochi giorni un’altra squadra idonea alla nuova categoria, negandogli, biliosamente, anche la concessione di un rinvio, cosa, graziosamente, fatta invece ad altri. Privando il Campionato di Serie A (già molto carente di squadre di un minimo di «classe» essendo, composto da pochi «squadroni» e da una miriade di misere squadrette di provincia lontane «anni luce», in fatto di potenziale, nei riguardi delle prime) di un brillante attore, sostituito con un Treviso che (con tutto il rispetto per la brillante cittadina) non possiede nemmeno un campo da gioco decente ed accettabile!
Ma i signori Carraro, Macalli ed i vari avvocati molto «di parte» non sono sfiorati dal minimo rimorso per quanto hanno deliberato e per il male che hanno fatto.
Ma stigmatizzato questo tipo di «giustizia» non giusta non posso che deplorare che certi, presumo, «tifosi» genoani per reazione, siano trascesi a gesti inconsulti di vandalismo in città, scendendo al livello dei teppisti. Non si aiuta la propria squadra con questi mezzi illegali.
Povero Genoa. Poveri suoi tifosi! Ma, soprattutto povero Presidente Preziosi. Ha dato tanto, ha fatto tanto. Ed è il più che, ora, ci rimette, di «immagine» e di portafoglio... Non lo si può condannare anzi conserva, giustamente, oltreché la comprensione anche l’affetto di tutti.
Ma, purtroppo, ormai è così e, per l’ennesima volta, si deve ricominciare in nome del, logoro, sloogan «Solo chi cade, ecc...».
Però, io non ci sto, non ci posso stare. Soprattutto mi mancherà il tempo data la mia età, per attendere ancora future e, problematiche, riscosse. Sono giunto al massimo punto di saturazione e, questa vicenda, mi viene a dare un senso quasi di nausea. Basta calcio! Basta Genoa! Un uomo (per entrare nella metafora) può essere disperatamente innamorato della sua donna tanto da sopportare continui tradimenti. Ma, ad un certo momento, si ribella e spezza la catena. Da oggi in avanti, sfogliando i giornali quando mi capiterà sott’occhio la cronaca degli scontri del Genoa con Pizzighettone o Lumezzane, volterò, velocemente, la pagina.
Addio, Genoa, e per sempre!
PS. La prego di omettere il mio nome. Non in quanto io sia persona che rifugge dal sostenere tutto quello che faccio e dico ma solo per evitare che certi miei conoscenti sampdoriani, dopo aversela goduta un mondo nel leggerla, mi vengano a porgere le loro (ipocrite) condoglianze.