Novara, paura per Boroli junior: "Hanno tentato di rapirmi"

Un’auto ha cercato di speronarlo: l’imprenditore, pilota dilettante, è riuscito a fuggire. Nella stessa zona un altro sequestro tre mesi fa

Novara - La cupola dell’Antonelli era già vicina, imponente sul familiare orizzonte delle risaie, quando, mercoledì sera, una monovolume scura si è affiancata alla sua Renault Laguna, cercando di tagliargli la strada. Ma Achille Boroli, trentunenne rampollo della famiglia novarese fondatrice della casa editrice De Agostini, è riuscito a scansare l’auto e a seminarla. Un tentativo di rapimento per il giovane? Di certo la squadra Mobile di Novara sta indagando sulla vicenda ed è subito stata avvertita la Direzione distrettuale antimafia di Torino, competente per i sequestri di persona. L’ultimo caso in zona risale ad appena tre mesi fa, quando la ventiquattrenne Barbara Vergani fu rapita a Borgomanero e liberata dopo un giorno.

Achille è il terzo dei quattro figli di Silvano Boroli, già senatore di Forza Italia, manager del Gruppo De Agostini e presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Ora, oltre ad aver fondato una casa editrice tutta sua, la «Boroli Editore», Silvano, insieme alla moglie Elena, concentra la sua attività nell’azienda vitivinicola aperta nelle Langhe. Il terzogenito lo affianca nella produzione di Barolo e Dolcetto d’Alba, curando in particolar modo il settore marketing. Mercoledì tornava dall’ufficio di Milano (dove ha sede la casa editrice del padre) e, verso le 20, era all’uscita del casello di Novara Est sull’A4. Rincasava a Novara, dove abita in pieno centro con la moglie sposata da un anno. A quanto pare i due uomini nella monovolume lo stavano aspettando, come lui stesso ha raccontato alla polizia. «Stavo rientrando a casa - ha detto il giovane agli investigatori -, appena fuori dall’autostrada ho imboccato il raccordo con la tangenziale, superando una vettura che era lì ferma. Ho fatto poche decine di metri quando mi sono accorto che quell’auto cercava di stringermi contro il guardrail. Ho sterzato bruscamente, ho accelerato e sono riuscito a fuggire».

Secondo una prima ricostruzione, durante il tentativo di speronarlo, i due a bordo gli avrebbero fatto segno di fermarsi, anche se non gli hanno mostrato armi. Una trappola in cui Boroli non è caduto. Mano ferma sul volante, piede sull’acceleratore, ha proseguito la sua corsa. I due, dopo un breve inseguimento, hanno lasciato perdere. Le due macchine non si sono nemmeno sfiorate, ma Achille ha vissuto attimi di paura. Ancora alla guida, ha immediatamente chiamato il 113 con il telefonino.

All’inizio si è anche pensato che tutto potesse essere nato per un banale screzio tra automobilisti, ma nella giornata di ieri ha preso via via consistenza la pista del sequestro fallito. C’è un elemento, in particolare, a dare credito all’ipotesi più allarmante: il fatto che la monovolume fosse appostata in attesa del passaggio del giovane. Che si è salvato anche grazie alla sua abilità di guida. È un appassionato di corse automobilistiche, al punto che ieri, per dimenticare la brutta avventura, ha scelto di passare la giornata in pista all’autodromo di Monza.