Novartis acquista Alcon dalla Nestlè

da Milano

Circa 11 miliardi di dollari subito, per mettere le mani sul 25%; e altri 28 miliardi per rilevare eventualmente, tra il 2010 e il 2011, un ulteriore 52%. Nel complesso, è di 39 miliardi lo sforzo finanziario che Novartis, il secondo gruppo farmaceutico elvetico, è pronto a sopportare per acquistare da Nestlè la maggioranza dell’americana Alcon, marchio di punta nel settore delle lenti a contatto e dei trattamenti per la cura del glaucoma.
L’operazione è considerata di grande importanza strategica da Novartis, anche se ha subito imposto dei costi: la «dipartita» della tripla A dell’eccellenza finora attribuita da Standard&Poor’s, che ha retrocesso di tre gradi il proprio giudizio sul gruppo; un calo dell’1,4% del titolo alla Borsa di Zurigo; il blocco del programma di riacquisto di azioni proprie. Sacrifici che gli svizzeri hanno messo in conto pur di accaparrarsi un’azienda non solo in grado di portare in dote 5,6 miliardi di ricavi (più 13% tra il 2002 e il 2007) e 1,6 miliardi di profitti netti, ma che soprattutto può vantare l’esperienza e il know-how accumulati nell’area dei trattamenti oculistici (la sua quota di mercato è del 22%), con particolare riferimento alla cura del glaucoma, una patologia destinata a colpire sempre più persone in seguito all’invecchiamento della popolazione mondiale.
L’acquisto di Alcon potrebbe dunque servire come cura rivitalizzante: le ultime stime uscite dal quartier generale di Basilea indicano infatti una modesta crescita nel settore farmaceutico, a una sola cifra e inferiore a quella registrata nel 2007, anche a causa della tendenza a tagliare i costi da parte del settore sanitario statale e previdenziale. «Il comparto oftalmico - ha spiegato l’ad di Novartis, Daniel Vasella - è meno sensibile alla compressione dei prezzi. Vogliamo crescere in settori in cui abbiamo opportunità di sviluppo e in cui sia possibile un bilanciamento dei rischi».
L’operazione potrebbe inoltre aprire nuovi scenari sul versante del venditore, ovvero Nestlè. Il gruppo alimentare ha spiegato ieri di voler impiegare i proventi della cessione di un’unità considerata non più strategica (Alcon era stata comprata nel 1977 per 275 milioni di dollari) per tagliare l’indebitamento e sostenere il programma di buy back già varata. Ma il mercato punta in una direzione ben più precisa, ipotizzando il lancio di un’Opa per arrivare al controllo de L’Oréal, il gigante francese della cosmesi di cui è già azionista da circa vent’anni con una quota che sfiora il 29%. Il pacchetto di maggioranza, pari al 30% del capitale, è attualmente nelle mani di Liliane Bettencourt, figlia ottantacinquenne del fondatore, Eugène Schueller.