Novartis, nel futuro più Sudest asiatico

Nel 2006 crescono ricavi e profitti del gruppo I piani di espansione e gli investimenti

Risultati eccellenti per il gruppo farmaceutico svizzero Novartis, presente in 140 Paesi e leader mondiale nell’offerta di terapie per proteggere la salute, curare le malattie e migliorare la qualità della vita. A Basilea sono stati presentati i risultati 2006 ed è stato confermato l’ottimo stato di salute della società, nata nel 1996 dalla fusione di Ciba e Sandoz, orgoglio della finanza elvetica. Nel 2006, per la quinta volta consecutiva, Novartis ha registrato nuovi record nei profitti e nel volume di affari, cresciuto del 15% superando i 37 miliardi di dollari. L’utile netto è aumentato del 17% a 7,2 miliardi di dollari (il 19,5% delle vendite). L’utile per azione, di 3,06 dollari (+16%), segna per il quinto anno consecutivo una crescita a due cifre. Escludendo gli oneri derivanti dall’acquisizione Chiron (vaccini) il risultato operativo è aumentato del 28%.
Anche il numero degli occupati è cresciuto: da 94mila a 101mila addetti. Frutto di questi risultati, oltre alle strategie di sviluppo sui vari mercati (ottimi i risultati, più 17%, negli Usa, che rappresentano oltre il 40% del volume di affari) e agli elevati aumenti di produttività, sono gli alti investimenti nella ricerca: 5,4 miliardi di dollari nel solo 2006. Aver puntato grandi risorse sull’innovazione ha consentito a Novartis di vedere propri farmaci al vertice della graduatoria mondiale. Negli antipertensivi, la vendita di Tareg, principio attivo messo a punto da Novartis nel ’96, ha superato da solo i 4,2 miliardi di dollari (+15%), Glivec i 2,5 miliardi (+17%). È un antitumorale rivoluzionario, salvavita per la cura della leucemia mieloide cronica: somministrato a oltre 100mila pazienti, ha ridotto la mortalità negli Usa del 75%. Terzo farmaco «blockbuster» (venduto per oltre 1,3 miliardi di dollari, +26%) è Lotrel, antipertensivo destinato al mercato Usa. Quarto «top selling product» con 1,3 miliardi (+4%), è Zometa (metastasi ossee). «La ricerca farmaceutica - dice Daniel Vasella, presidente e ceo del gruppo - è stata determinante nel passato e ci garantirà risultati eccellenti nel futuro: la pipeline di ricerca è tra le più promettenti con oltre 138 nuovi principi attivi in sperimentazione e che interessano gran parte delle aree terapeutiche. Tra il 2007 e il 2008 presenteremo 8 farmaci innovativi, efficaci nell’area oncologica per i pazienti “no-responder” agli attuali trattamenti, dell’ipertensione e dell’oftalmologia. Per il diabete abbiamo messo a punto un nuovo trattamento orale, il capostipite di una nuova classe». L’Europa, intanto, non offre più tassi di sviluppo a 2 cifre come gli Usa e alcuni Paesi asiatici. Grande interesse è riservato da Novartis al Sudest asiatico, a India e Cina, che ospiterà uno dei suoi più grandi Centri di ricerca (investimento di oltre 100 milioni di dollari) per lo studio di cure per patologie come il cancro allo stomaco e alla faringe. «L’Italia è nel nostro cuore», aggiunge Vasella, che ricorda come Novartis sia «uno dei maggiori gruppi farmaceutici operanti nel Paese con 3.600 addetti e poli produttivi a Siena (Vaccini), Torre Annunziata (antipertensivi), Rovereto (Trento) e Marcon (Venezia). L’Italia, inoltre, produrrà il nuovo antipertensivo per tutto il mondo. Nel 2006 Novartis vi ha registrato un giro d’affari di 1.306 milioni con investimenti in ricerca per 168 milioni. «Siamo cresciuti solo del 3%, livello tra i più bassi del gruppo - afferma l’ad di Novartis Italia, Marco Venturelli - per le continue misure decise dal governo di taglio ai prezzi dei farmaci. La mancanza di un quadro certo ostacola lo sviluppo e impedisce scelte oculate».