Nove giorni alla riunione di famiglia

(...) Vedete, il tam tam di chi vuole esserci continua incessante. E sono in tanti quelli che mi telefonano in questi giorni per avere una precisazione sulla data, sull’ora, sui mezzi pubblici, sulla possibilità di avere un passaggio al ritorno. Marco Marchionni e la squadra del pensatoio ci saranno certamente; Andrea Cevasco e la televisione via internet Genova Talk si sono già prenotati per fare dei servizi; Mario Lauro ha già preparato un documento; Giovannino Sacco, primario emerito del Galliera, vuole portare la sua passione strabordante; Tullio Mazzolino, che ci sta aiutando a rileggere la storia di Genova, della Valle Scrivia e della Democrazia Cristiana, se l’è già appuntato sull’agendina.
Ma, soprattutto, ci saranno in tanti che si sentono «famiglia». E il fatto che, per una volta, non si parlerà solo delle candidature a sindaco del centrodestra o di questioni politiche, ma proprio del nostro Giornale e del nostro essere «comunità», sta entusiasmando molti lettori. Certo, se vorranno, potranno esserci anche i politici, ma da complementi oggetti, non da soggetti. All’ultimo pensatoio ospiti di Maurizio Gregorini, ad esempio, ci sono stati due parlamentari, che ringraziamo moltissimo per la loro attenzione: il senatore del Partito liberale iscritto al gruppo Udc e Autonomie Enrico Musso, che ha dovuto scappare quasi subito perché era già impegnato per il compleanno di don Gallo, e il deputato del Pdl Roberto Cassinelli, che si è fermato fino alla fine ad ascoltare i lettori. Ed ha parlato solo perché sollecitato a farlo.
Ma, per l’appunto, questa è un’altra storia. Le lettere e le mail che si stanno ammonticchiando sul mio tavolo si prenotano per parlare degli argomenti più disparati: Mauro Navone, ingegnere genovese che lavora a Milano, ha già scritto che «sarò lieto di essere a Palazzo Fieschi con la Famiglia del Giornale, complimentandomi vivamente con la vostra iniziativa» e si prenota per parlare di treni veloci, di Terzo Valico e di storia della speranza di un collegamento diretto fra Genova e Milano. Il nostro caro amico e lettore Alberto Clavarino ha mandato un messaggio, quasi un tweet, un cinguettio telematico, breve e toccante: «Grazie per aver parlato della nostra comunità di lettori. Questo comune sentirsi famiglia è reale e bellissimo». Che dire di più? Grazie a Clavarino.
Mica finita. Un altro a cui il concetto di «famiglia» è entrato nel cuore e un altro carissimo amico del Giornale è Andrea Cambiaso, esponente di Liguria Moderata che l’ha addirittura candidato a sindaco, broker, ma soprattutto lettore capace di fotografare un’emozione. Pure lui nei caratteri di Twitter, social network che, a differenza di Facebook, obbliga ad essere concisi. Insomma, Cambiaso è colpevole di avermi fatto diventare rosso. Non politicamente, però: «L’articolo sulla famiglia del Giornale è un pezzo di cuore stampato. Ed è bellissimo aver saputo esprimere un sentimento, grazie». Anche qui, difficile aggiungere qualcosa. L’appuntamento anche con Cambiaso, ovviamente, è al 9 settembre.
E c’è anche chi, come altri carissimi amici del Giornale, mandano la «giustificazione» perché non potranno esserci: Maria Aceto, nostra carissima e dolcissima lettrice, ha ancora male alla gamba; Pino Camicio sarà in vacanza nell’arcipelago toscano; così come Lorella Fontana, in Svizzera a Zollikoffen. Ma ci manda parole bellissime: «Caro Massimiliano sappi che comunque io è come se fossi tra voi, nella grande e meravigliosa famiglia del Giornale, guidata da condottieri saggi». Ed è bellissimo leggere di come, a volte, riusciamo a far emergere dalle nostre pagine quello che abbiamo in testa. Ad esempio sul commento relativo alla nostra famiglia dei lettori: «Nell’animo - scrive Lorella - mi si sono mescolate commozione ed energia, senso di familiarità e, all’unisono, quell’amicizia profonda che accomuna persone, tanto diverse per cultura, estrazione sociale ed ideologia, ma tanto sincere da ritrovarsi sempre bene insieme. Grazie per riuscire a tenere così ben saldi questi rapporti, anche in momenti di calura che ci tolgono forze, ma non certamente la voglia di essere insieme per una Genova migliore».
Ecco, una Genova migliore è davvero il nostro sogno. La banalità del bene e il tentativo, nella stracitata «direzione ostinata e contraria», di raccontarla, anche a Genova e in Liguria.
Il bello è farlo davvero fra persone che la pensano, votano, vivono, in modo diverso. Ma proprio l’essere diversi li rafforza. E si sentono davvero parte di una famiglia. Che ci dà forza ogni giorno di più. Grazie.