Nove ragazzini con 18 litri di alcol: multati

«La movida, le soubrette o presunte tali, la discoteca...Non dimentichiamo mai, però, che dietro la cocaina c’è ben altro che Belen e le sue conoscenti. Quella è solo la punta dell’iceberg, quella che fa parlare maggiormente i media. Dietro la cocaina c’è la criminalità organizzata. Che ha interesse a vendere lo stupefacente ma soprattutto a mettere le mani sulla città».
Quella di Riccardo Gatti - 56 anni, direttore dipartimento dipendenze Asl di Milano (4500 persone tra i 18 e i 60 anni in cura tra la città e l’hinterland), direttore scientifico dell’Osservatorio regionale dipendenze regione Lombardia, medico, psichiatra e psicoterapeuta - è probabilmente la visione più realistica del fenomeno spaccio e del suo indotto.
E le inchieste della Procura professor Gatti? Non sembrano fumo negli occhi...
«Le inchieste della Procura, però, più che una movida vibrante, hanno rivelato la tendenza degli spacciatori milanesi a spacciare dovunque ed evidenziato un jet set con “dive“ che, a parte qualche rarissimo caso, non hanno nemmeno un palcoscenico. Insomma: quel che viene fuori è il lato peggiore e più triste di Milano. Di una società che, in cambio di una dose, si vende per nulla. Se questo è il suo glamour e il suo futuro, siamo messi male...».
Insomma, la cocaina, quella vera, quella che muove capitali e criminali, che serve per fare favori e ottenere benefici, non sarebbe in corso Como e dintorni...
«Esatto: la movida è qualcosa che si vede, ma la cocaina, c’è e si consuma soprattutto dove non è visibile. Mi spiego. Nessuno parla mai di tutti gli ex eroinomani che non hanno mai smesso di assumere stupefacenti e più o meno dagli inizi degli anni ’90, costituiscono il reddito fisso per gli spacciatori di cocaina, diventata la loro droga “sostitutiva“ o aggiuntiva».
Facciamo allora un identikit dei maggiori consumatori di cocaina.
«Innanzitutto negli anni ’80 la cocaina costava moltissimo. Ora è molto più accessibile. Sul mercato ci sono le microdosi da un quarto di grammo: il prezzo di una pizza e di una birra. Poi è cambiata la distribuzione. Ora gli spacciatori sono personaggi diversissimi da quelli di un tempo: sono più procacciatori d’affari che pusher veri e propri. Una volta quei tipi avevi paura ad avvicinarli, ora sono decisamente più friendly. Perché non lo fanno di professione, ma arrotondano vendendo cocaina perlopiù negli ambienti che frequentano per lavoro. Così che all’acquirente sembra di comprare “da amici“ che, insieme allo stupefacente, magari ti offrono anche altre cose. Ricordiamo che Gianpaolo Tarantini (l'imprenditore barese al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia, ndr) ha ammesso di usare donne e cocaina per favorire altri generi di affari, visto che lui aveva azienda in campo sanitario. Tutto ciò ha creato nuovi generi di consumatori, quelli che non si vedono. E che costituiscono la maggioranza. Non frequentano la movida, ma non sono nemmeno emarginati e non comprano la droga per strada. Sono perlopiù frequentatori di case private, di luoghi pubblici gestiti da amici».
E chi sono?
«La cocaina è stata la prima droga venduta come sostanza dopante, che rende più prestanti in tutto. Non serve per alterare lo stato mentale. Fa colpo su gente come broker senza orari, manager. E crea una sorta di club del golf virtuale: su una passione (quella per la droga) ci s’incontra e si costruiscono affari. Molti non la pagano perché quel che più importa è che la consumino per poi creare relazioni, incontrarsi, avere canali privilegiati nel mondo del business, scambiarsi informazioni, magari nel mondo della finanza, che si rivelano preziosissime se comunicate con un certo anticipo. Il problema è che, poi, queste persone portano nella società professionale pensieri alterati, non equilibrati. Sentono di essere dei falliti o dei geni incompresi. E così continuano ad assumere la cocaina pensando che sia il rimedio per affrontare le avversità e invece ne è la causa».