Le nove vite di Amato il riformista più sottile

Col filo di quali sottili pensieri il pensosissimo e sottilissimo Amato si accingerà a ricucire la sua ultima pensata ora che non soltanto i suoi colleghi del governo ma anche i suoi fans dell’opposizione, dopo avergliela scucita sotto gli occhi, gli stanno spiegando gentilmente di considerarla troppo pensosa e sottile per i loro gusti? Saranno ovviamente pensieri non meno sottili e pensosi di quelli che gli hanno ispirato tutte le sue più memorabili iniziative politiche. Fra le quali, secondo i suoi ammiratori, spiccano soprattutto le seguenti imprese, tutte legate alla sua gloriosa carriera di socialista liberal: l’eroico complotto che egli, dopo l’ascesa di Bettino Craxi al vertice del Psi, con un manipolo di audaci cospiratori, ordì per tentare, senza purtroppo riuscirci, di abbatterlo e sostituirlo; la decisione di far seguire al fallimento di quel complotto un frettoloso ritorno all’insegnamento e agli studi; la saggia letterina, piena di rispettose espressioni di stima e di affetto, con cui qualche anno dopo riuscì a ottenere il perdono di Craxi, nonché il suo invito a seguirlo a palazzo Chigi con la carica di vicepremier; la commovente fermezza con cui, nell’ora del crollo e del calvario di Craxi, seppe resistere intrepidamente alla tentazione di lasciarsi scappare il più piccolo gesto di amicizia, simpatia, solidarietà e riconoscenza nei suoi confronti; l’entusiasmo con cui, sulle rovine ancora fumanti della Prima repubblica, cercò subito un rifugio fra le braccia dei distruttori del suo partito; l’eleganza con cui, verso la fine degli anni Ottanta, essendo diventato ministro del Tesoro, poté esprimere concretamente il suo talento di riformista deciso a migliorare l’esistenza degli italiani scippando un po’ di quattrini dai loro conti correnti; lo spirito sportivo con cui ha recentemente incassato il colpo forse più duro della sua vita, ossia il fatto che la sua candidatura al Quirinale, inopinatamente suggerita da alcuni suoi ammiratori annidati negli anfratti della Casa delle libertà, venisse bocciata dai suoi amici dell’Unione, che gli hanno preferito il suo amico Napolitano; l’ancor più recente tentativo di porre rimedio a quel piccolo scacco dimostrando che se quel suo amico può vantarsi di essere il primo presidente della nostra Repubblica targato vecchio Pci, lui è già passato alla storia come il primo riformista che non essendo ancora riuscito a riformare l’Italia ha tuttavia deciso di riformare la canzone napoletana ordinandole di non strizzare l’occhio alla camorra; la disinvolta maestria con cui comunque non cessa di sfornare glosse scientifiche sul riformismo.
Ne ricordiamo le più recenti: «Riformismo: impostazione politica volta a modificare lo stato esistente delle cose con metodi legali»; «Il riformismo non è solo proposta, non è solo articolazione di commi tecnicamente corretti, ma è progetto di insieme, è tratto finalistico di identità comune, è visione del futuro in cui proposte e commi tecnicamente corretti trovano il loro senso e la loro ragione»; «Il riformismo non è la destra della sinistra». E quel parvenu della politica di Silvio Berlusconi si permette di non prendere sul serio questo genio?
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