Novi chiede la testa di Carena

(...) il secondo: convinto difensore del vecchio Piano regolatore portuale.
D'altronde, Sandro Carena è una figura storica dell'Authority, ha partecipato in prima persona alla stesura del Piano regolatore portuale vigente e da anni (e sono tanti) rappresenta un punto di riferimento per i terminalisti e gli operatori genovesi. È naturale, quindi, che se questi (per voce di Luigi Negri e di Marco Bisagno, rispettivamente leader dei terminal operator e di Assindustria) alzano il tiro su Novi, dietro il «fuoco incrociato» si intravede la sagoma del segretario generale. Eccola, quindi, la redde rationem che tutti si aspettavano: la richiesta di dimissioni!
Se è vero che questa notizia scatenerà un'implosione fuori e dentro il Palazzo, il Comitato portuale di domani rischia di essere, ancora una volta, un fuoco di paglia. Perché si arriva a questo appuntamento senza un'unità d'intenti su tre punti fondamentali all'ordine del giorno: la concessione del «sesto modulo» di Voltri, un'area di 150mila metri quadrati che la società Vte considera un naturale prolungamento del terminal già esistente; la variante al Piano regolatore portuale vigente - prevista nell'Affresco di Renzo Piano e sposata dal presidente dell'Authority - che blocherebbe di fatto l'espansione a ponente del Vte; e, infine, l'assegnazione della gestione delle manovre ferroviarie in porto: una pratica rimasta inevasa da anni e che, dopo innumerevoli stop and go, ha ormai assunto i connotati di una telenovela.
Un'altra puntata, l'ennesima, è andata in scena ieri dopo un incontro in Authority, con cui i sindacati si sono opposti alla procedura di assegnazione dei servizi su rotaia, il cui «bando di gara» è stato vinto da Abaco (Lega Coop) e da Serfer (Trenitalia). La proposta dei confederali è stata di posticipare la decisione al prossimo Comitato portuale, che, con tutta probabilità, verrà convocato alla fine del mese nel caso in cui quello di domani «decidesse di non decidere».
Tutto è possibile, niente è escluso a priori. Anche se il presidente Novi vuole mettere, a tutti i costi, al voto l'assegnazione delle manovre ferroviarie, costringendo i membri del Cda dell'Authority a prendere una decisione definitiva in merito. Non solo. Potrebbe esserci anche un altro colpo di scena: il ricorso di Trenitalia al tribunale per la mancata osservanza dell'esito della gara, nel caso in cui il voto risultasse negativo.
Non c'è dubbio: c'è tanta carne al fuoco, quindi il rischio che qualcuno si bruci è molto elevato. Perché l'aria che si respira, fuori e dentro Palazzo San Giorgio, non è delle migliori. È un'aria acre, rarefatta. E la sensazione è che quello di domani sarà un Comitato portuale a viso aperto, a carte scoperte e senza esclusioni di colpi. Ma senza risultati, in attesa magari che la tensioni si stemperino un pochino. Non è solo una sensazione, ma qualcosa di più. A dimostrarlo sono l'animosità con cui si è arrivati a questo appuntamento; le critiche, alcune gratuite altre legittime, con cui è stata messa sotto accusa la gestione Novi; le manovre «politiche», via via sempre più sotterranee e subdole, con cui si è tentato e si sta tentando di ostacolare qualsiasi iniziativa del presidente dell'Authority. L'Affresco di Piano, in primis.
Novi ama ripetere che le autorità e gli enti sono dalla sua parte. I terminalisti no, però. E non è poco. Perché sono loro il motore del porto, e senza un «patto di non belligeranza» tra Authority e operatori non si va da nessuna parte. E la tensione continua a salire, soprattutto dopo il j'accuse dei terminalisti che hanno criticato l'Autorità portuale di Genova per non aver predisposto ed inviato anticipatamente ai componenti del Consiglio di amministrazione alcuna proposta e delibera in merito all'assegnazione del «sesto modulo» di Voltri all'attuale concessionario del terminal, ovvero alla società Vte, Voltri Terminal Europa, controllata da colosso Psa di Singapore.
A questo punto, l'auspicio (cercando di essere ottimisti) è che i fatti dimostrino il contrario: ossia, che quello di domani sia veramente il Comitato della svolta, che indichi una strategia da perseguire. Perché il porto ha bisogno di un segnale, che sia di rottura, rispetto al passato, per guardare al futuro con qualche certezza in più. Perché il porto ha bisogno di uno scatto in avanti, che dia nuova linfa ad uno scalo con grande fame di traffici, dopo le deludenti performance registrate nei primi cinque mesi dell'anno, con un calo di contenitori del 3,6 per cento, pari ad una perdita di 24.495 teu. «Risultato - riporta l'Authority - dovuto essenzialmente al prolungato trend negativo del terminal di Voltri».