Novi presidente dei «camalli»

Ferruccio Repetti

«Giovanni Novi, lui sì che è uno come si deve. È il presidente dell’Autorità portuale che ci voleva, dopo tutti quelli che si sono seduti al suo posto, hanno parlato da socialisti, fatto promesse e poi tradito i lavoratori». E ancora: «Ora collaboriamo con lui per portare traffici, merci e sviluppo a Genova, da noi coltellate nella schiena non ne avrà mai». Si fa serio, Paride Batini - 72 anni portati con disinvoltura, ma già «storico» console della Compagnia unica merci varie, che di anni invece ne fa 666! - quando gli viene lanciato l’assist dell’«amicizia» con il doge di Palazzo San Giorgio, nominato in piena era centrodestra e diventato paladino di «certa» sinistra. Novi contro i terminalisti (fin troppo fresco e doloroso lo «strappo» con i Messina), Novi contro gli interessi della portualità? Neanche per sogno: sono altri i problemi per Batini. La stagnazione dei traffici, ad esempio, con il conseguente crollo delle giornate di lavoro dei camalli «che cominciano il mese a zero ore, senza garanzie». Tanto che - intervengono i sindacalisti seduti per la prima volta accanto al console -, in assenza di una regolamentazione definitiva dei finanziamenti di legge per il mancato avviamento al lavoro (quando cioè cala l’attività in banchina), «i portuali sono costretti a subire ogni anno un taglio del 10 per cento di quanto stabilito». Colpa delle leggi-tampone, dei fondi insufficienti che costringono a trovare i soldi, di volta in volta, nelle pieghe della legge Finanziaria - spiegano Enrico Ascheri, Filt Cgil, e Marco Odone, Uil Trasporti -, anziché in un provvedimento organico. «Vogliamo una risposta dal governo nell’incontro convocato per il giorno 26 - aggiunge Ettore Torzetti, segretario organizzativo della Fit Cisl -. Ma resta sempre la questione di un porto che non va bene». Eppure, il vicepremier Massimo D’Alema e i colleghi di governo Alessandro Bianchi e Cesare De Piccoli hanno appena detto al Nautico che «lo scalo di Genova può andare avanti da solo». Niente affatto, replicano in coro Culmv e sindacati, solidali come non mai «negli ultimi sessant’anni» (la riflessione, compiaciuta, è ancora di Batini): «Se intendiamo che il porto della Lanterna può riconquistare il ruolo di leadership, d’accordo. Ma se parliamo di quello che succede ora, non ci siamo. Chi dice così manca di visioni concrete, anzi è cieco come una talpa! E poi non si vive di soli contenitori, ci vogliono anche merci varie, passeggeri».
Il console, in questa «strana» uscita pubblica comune con i rappresentanti sindacali, ci tiene a non rubare la scena, ma finisce comunque per concentrare l’attenzione, a «casa sua», al terzo piano della palazzina di San Benigno dove campeggia la bacheca col labaro antico dei camalli. E così si toglie anche qualche sassolino: «Mancano iniziative forti per fronteggiare la situazione, mancano le infrastrutture, manca un piano regolatore adeguato, non c’è l’attenzione giusta per la sicurezza. In compenso si parla di progetti faraonici (leggi waterfront), senza risolvere il concreto quotidiano. E non è neanche un problema di spazi, ce ne sono tanti non completamente utilizzati». La ricetta per invertire la tendenza? «Iniziative mirate a recuperare, incrementare e consolidare i traffici all’interno di una politica che rilanci lo scalo genovese. Ci vuole una concentrazione di sforzi, noi facciamo la nostra parte, mettiamo al centro il problema del lavoro - insiste il capo dei camalli -, ma anche gli altri soggetti devono muoversi, il governo, le istituzioni locali, gli operatori del settore. Senza che uno prevarichi sull’altro». Un ruolo importante l’hanno i sindacati, a loro va il riconoscimento non solo formale del furbissimo Batini, che ha capito da tempo com’è cambiato il vento anche sui nostri moli: «Il rapporto coi i lavoratori autogestiti - ammette - deve migliorare anche attraverso un protocollo d’intesa che riconosca al sindacato il ruolo di primo agente contrattuale dei lavoratori e, al contempo, consideri i lavoratori autogestiti alla stregua degli altri lavoratori di categoria». Difatti - ricorda a tutti Bruno Giubellini, del coordinamento porti Uil, «esistono anche i lavoratori dei terminal e si devono tutelare». Di privilegi ai camalli, insomma, non parla più nessuno. Neanche Batini, che fiuta l’emergenza e fa capire che ha ben altre carte da giocare.