«Novizie africane rischiano di finire sul marciapiede»

L’allarme-choc del vescovo nigeriano durante il Sinodo: «L’Europa e l’America fanno reclutamenti indiscriminati»

Elena Jemmallo

Molte ragazze africane arrivano in Europa e in America per diventare suore, ma poi, una volta arrivate nei noviziati non si adattano all’ambiente nuovo, a causa delle differenze culturali. E allora vengono espulse dalle istituzioni religiose, e «cadono vittima delle persone e delle situazioni», diventando «corpo spezzato di Cristo». L’accusa, pesante, arriva del vescovo nigeriano Felix Alaba Adeosin Job, intervenuto al Sinodo dei vescovi in Vaticano. Senza andare per il sottile, mons. Job, usa termini come «reclutamento indicriminato» e rischi di «abusi» di cui sono vittime le ragazze che, animate dal desiderio di intraprendere una vita religosa, si ritrovano invece sulla strada.
Nel suo intervento il vescovo ha parlato dei problemi dei «sacerdoti immigrati», ma ha poi aggiunto che «la cura delle immigranti religiose è più complessa e merita maggiore attenzione». Queste giovani sono una «benedizione per la Chiesa locale», ma la loro presenza deve essere regolamentata. Il vescovo punta il dito contro l’Occidente, che «in questi tempi in cui si verifica la diminuzione del numero di religiosi» per sopravvivere «recluta in modo indiscriminato le giovani donne nei territori di missione. Queste ragazze - prosegue la denuncia di mons. Job - vengono sradicate dalla loro cultura e della loro tradizione e trapiantate in Europa e in America, dove spesso sono sopraffatte dal clima, dalla cultura e dalle usanze e vengono espulse dalle istituzioni».
Molto meglio, secondo il vescovo nigeriano, lasciare le ragazze nel loro Paese d’origine, e «guidare la vocazione delle religiose nelle diocesi». E riguardo alle conseguenze di quello che lui definisce «il reclutamento indiscriminato delle giovani donne al di fuori della diocesi» non usa mezzi termini: il fenomeno «potrebbe portare ad abusi». Insomma, dal convento al marciapiede il passo è breve.
La denuncia-choc non è tuttavia nuova. Nel 2001 esplose il caso di alcune religiose africane violentate da missionari, sia nel Paese d’origine che in Occidente. Un problema non sconosciuto, quindi. E di cui si sta occupando da diversi anni l'Usmi, l'Unione delle superiori maggiori, una sorta di direttivo di tutte le madri superiore degli ordini religiosi femminili. In particolare dopo lo scandalo del 2001, l'Usmi ha avviato un programma per rafforzare la formazione delle aspiranti suore, anche a livello della sessualità e della vita di relazione. Secondo i dati delle comunità italiane per il recupero delle prostitute, ogni anno giungono in Europa dalla Nigeria 50mila donne e altrettante si spostano dalla Nigeria verso l'America del Nord. Ovviamente non tutte cadono preda degli sfruttatori e dei racket criminali.
Statistiche a parte, le parole di Mons Job hanno suscitato perplessità nel mondo religioso. «A me non sono mai capitati casi di ex novizie finite a far le prostitute. Semmai mi è capitato di vedere il contrario. E cioè di prostitute che, liberate dalla schiavitù, decidono di diventano suore». A dirlo è don Oreste Benzi, il sacerdote riminese noto per la sua opera caritativa grazie alla quale si son salvate dal marciapiede 5.500 prostitute. «È una denuncia davvero pesante - ha detto -. Io non ho mai affrontato un caso del genere. E anche nelle due volte che sono stato in Nigeria non ho mai sentito parlare di situazioni simili. Ho invece seguito il percorso di conversione di alcune ragazze strappate al racket della prostituzione».