«Nozze Alitalia-Etihad? Probabili al 50 per cento»

Fifty-fifty, 50% di possibilità. James Hogan, il numero uno del probabile futuro partner, ieri ha freddato l'ottimismo italiano sulla vicenda Alitalia: «Noi non ci siamo impegnati in alcun modo a investire o meno in Alitalia» ha detto dal suo quartier generale di Abu Dhabi, dove ha presentato i brillanti risultati del suo gruppo. Le possibilità che Etihad entri nel capitale sociale di Alitalia «sono al 50%» e la due diligence «è nella fase finale». «Come investitori dobbiamo essere convinti di poterla riportare in utile».
In parellelo, il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, faceva sentire la sua voce da Roma: «Su Alitalia siamo tutti ottimisti, confermo la scadenza di fine marzo per la due diligence». Poche settimane fa da Zurigo Hogan aveva peraltro detto in maniera piuttosto tranchant: «Noi non facciamo beneficienza». Le verifiche sono in pieno svolgimento e dureranno ancora qualche settimana. Nella sede di Alitalia, a Fiumicino, una squadra di una quarantina di giovani manager (nord europei, australiani, statunitensi, giapponesi, nemmeno un arabo) sta esaminando ogni aspetto aziendale, da quelli organizzativi a quelli commerciali e operativi.
Archiviato poi l'accordo sindacale sull'assorbimento in via solidale dei 1.900 esuberi, restano due i principali tavoli di confronto: quello sulle retribuzioni e quello sul network. Il primo ha per oggetto un contributo di solidarietà progressivo da parte di chi guadagna più di 40mila euro lordi e il congelamento di scatti e indennità, che riguardano in modo particolare le buste paga dei piloti.
Il secondo sta approfondendo le possibili affinità e integrazioni tra le due reti di collegamenti; è il prodromo al piano industriale quinquennale al quale le due compagnie lavoreranno se questa fase darà risultati positivi.
A un terzo tavolo, forse più delicato, non partecipa Alitalia, ma vi si confrontano Etihad e le banche creditrici di Alitalia (Intesa, Unicredit, Popolare di Sondrio e Mps). La richiesta è una cancellazione (improbabile) del debito, o una rimodulazione delle condizioni.
Ieri Etihad ha presentato i risultati dell'esercizio 2013, un bilancio che qualunque ad firmerebbe con entusiasmo. In sintesi: un fatturato in crescita del 27%, a 6,1 miliardi di dollari (4,43 miliardi di euro); Ebit di 208 milioni di dollari in crescita del 22%; profitti netti saliti del 48%, da 42 a 62 milioni di dollari. Le alleanze strategiche hanno generato un fatturato di 820 milioni di dollari, in crescita del 30%, e che rappresenta il 21% del totale dei ricavi. Passeggeri in crescita del 12%, a 11,5 milioni, prevalentemente di lungo raggio; ampliamento della flotta da 70 a 89 aeromobili; ordini in corso da 67 miliardi di dollari per l'acquisto di 199 aerei e 294 motori. Accordi di codeshare saliti da 40 a 47.
Alitalia, frattanto, ha chiuso febbraio con un aumento dell'1% dei passeggeri. Mentre uno degli azionisti di Alitalia, Gc Holding (1,24%), ha avviato due azioni legali nei confronti della compagnia chiedendo la nullità del recente aumento di capitale e contestando l'acquisto di Air One. Il titolare, Cosimo Carbonelli d'Angelo, sedeva nel cda di Alitalia.

Commenti

fcf

Mer, 05/03/2014 - 18:38

SE NON SI BUTTA FUORI AIR FRANCE DALLA COMPAGINE SOCIETARIA, AVREMO SEMPRE IN CASA UNA SERPE PERICOLOSA.