Nozze a Bawku per «contratto»

La domenica è giorno di riposo in tutto il mondo, anche negli ospedali africani. Si fa fronte solamente alle urgenze, soprattutto ai parti cesarei; alle dieci del mattino ne abbiamo già fatti due. Tutto è andato bene ed ora lasciamo l'ospedale nella mani di Suor Teresa e andiamo a Bawku, dove si celebrerà il matrimonio di Martine, la nostra infermiera di sala operatoria. Facciamo un po' di fatica a trovare il posto ma, alla fine, arriviamo davanti ad una bella chiesetta cattolica con parecchie persone che stanno entrando. Ci uniamo agli altri, la funzione è già iniziata e c'è la solita allegria e vivacità delle messe africane: la preghiera si svolge tra numerosi canti ed è accompagnata spesso dai suoni dei tamburi.
Martine è vestita con un abito sgargiante, a macchie rosse e bianche; il futuro marito è in abito scuro. La cerimonia è officiata da un padre missionario. La predica, in lingua locale, è piuttosto breve ed io purtroppo non sono in grado di capirla. Alla fine del discorso gli sposi rimangono assolutamente composti: lei sorridente dentro il suo bel vestito e lui con l'aria di chi è lì per caso; tra il pubblico invece si scatena un tripudio da stadio, con un vivace accompagnamento di tamburi che suscita veramente molta allegria.
Qui i matrimoni possono essere molto diversi, celebrati secondo il rito islamico, quello animista, ed anche con differenze legate a particolari usanze tribali. Al di là del significato religioso, il matrimonio rappresenta prima di tutto un contratto commerciale. Il funerale, ha ben più importanza dal punto di vista sociale, mondano e famigliare.
Prima delle nozze le ragazze non hanno quasi mai il fidanzato e neppure un ragazzo fisso: non lo vogliono perché hanno paura di essere maltrattate e schiavizzate. Preferiscono avere la loro libertà e le loro brevi avventure senza alcun legame. Non esistono particolari tabù sessuali e se arriverà un figlio sarà quasi sempre ben accetto dalla famiglia della ragazza perché costituirà un nuovo componente ed una futura forza lavoro. L'aspetto commerciale del matrimonio prevede che la futura sposa sia venduta in cambio di denaro o animali d'allevamento, in genere capre, e a seconda delle disponibilità finanziarie del futuro sposo. Concluso il contratto, la moglie andrà a far parte della famiglia del marito e per loro si impegnerà a lavorare. Sarà nei campi insieme ad altre donne, mentre qualche uomo probabilmente le controllerà. È la donna che si occupa della semina, del raccolto, ma anche del trasporto e della vendita del prodotto: praticamente della gran parte dell'impegno lavorativo in un paese quasi esclusivamente agricolo. L'uomo riserva per se la costruzione della capanna (considerato compito estremamente delicato) ed una serie di piccoli commerci come vestiario, dischi, radio ecc..
Qualche anno dopo il matrimonio se le disponibilità dell'uomo lo consentono egli potrà prendere con se una moglie più giovane, ma nell'ambito familiare la prima resterà la più importante. Avere tre o quattro mogli non è infrequente nell'Africa occidentale ed è comunque segno di ricchezza. La poligamia, che fa parte della tradizione islamica così presente nell'Africa Occidentale, è anche messa in atto da molti cattolici.
Non so se Martine verrà trattata secondo l'usuale maschilismo e fra qualche anno dovrà convivere con una nuova giovane moglie! Ma per ora l' energia e la personalità che dimostra non lo fanno per nulla presagire.