Nozze e asili per i clandestini: la benedizione di Tettamanzi

Celebrata in Duomo la messa per la Festa dei Popoli: il cardinale parla di aborto e di impegno verso i bambini

Filippini, egiziani, peruviani erano tra le comunità più numerose. Ma alla messa in Duomo per la Festa dei Popoli, celebrata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, hanno partecipato esponenti di tutte le nazionalità che vivono e lavorano a Milano e loro rappresentanti come il console filippino, peruviano e anche la console egiziana, di religione musulmana. L’arcivescovo, così come durante la messa per l’Epifania, è tornato sui temi a lui cari dell’accoglienza e del «no» a qualsiasi discriminazione. «Il Signore è venuto per salvare tutti. È dunque inaccettabile ogni mentalità esclusivista e razzista!» il monito del cardinal Tettamanzi.
Nelle due omelie anche riferimenti d’attualità, in un momento in cui numerosi Comuni (incluso quello di Milano) cercano di dare attuazione più rigorosa alle leggi che regolano i flussi migratori, con restrizioni nei matrimoni per gli irregolari e negli accessi agli asili per i figli di immigrati clandestini. Il cardinale ha parlato anche dell’aborto, rivolgensosi alle donne immigrate in difficoltà nell’accogliere la maternità. «Vi chiedo di non rinchiudervi in voi stesse e di ricorrere alla comunità cristiana, al suo interessamento e al suo sostegno».
Tettamanzi, senza entrare nel merito delle polemiche e delle questioni legali, ha spinto ancora sulla strada dell’apertura. E ieri l’ha fatto in Duomo durante l’omelia della messa dedicata appunto ai migranti: «È giusto appellarsi alle autorità competenti perché vengano facilitati i ricongiungimenti familiari degli immigrati. E sempre in questa linea, che cosa dire di qualche iniziativa che si vorrebbe prendere per ostacolare la formazione di un legame matrimoniale?».
L’arcivescovo dal pulpito ha lanciato anche un appello in difesa dei diritti e della tutela dei bambini: «Vorrei chiedere a tutti di avere maggiore interesse e di moltiplicare l'impegno concreto verso i bambini, i ragazzi e i giovani immigrati. Chiedo anche alle istituzioni civili, alla scuola, alle diverse organizzazioni sociali una particolare attenzione al mondo dei bambini. Proprio la loro singolare ricchezza e insieme la loro evidente debolezza domandano un amore più grande, un amore capace di raggiungere tutti i bambini». Fino al nucleo del messaggio: «Senza alcuna discriminazione. Anche i cosiddetti figli di nessuno o figli di immigrati più o meno regolari. Senza dire che sono proprio “gli ultimi” a essere “i primi” per il Vangelo e per quanti hanno un cuore che veramente ama». Già in occasione del Natale la Curia aveva criticato la decisione di palazzo Marino di non inserire nelle liste di attesa degli asili i figli di immigrati clandestini.
In modo più ampio, durante il pontificale di ieri mattina in Duomo, Tettamanzi ha ricordato che il messaggio della Chiesa è universale: «Gesù non è riservato solo a un popolo, ma è disponibile, anzi si è offerto a tutti i popoli; e così anche la Chiesa è per tutti e di tutti». Secondo l’arcivescovo la festa dell’Epifania «ci deve ridestare, ci deve rendere pronti ad accogliere il grande appello a dilatare il nostro cuore e la nostra vita, a superare prospettive troppo ripiegate su noi stessi o limitate ai nostri piccoli mondi».