Nozze gay, l’appello del Papa spacca l’Unione

Francesca Angeli

da Roma

Il Papa richiama i politici cattolici a impegnarsi attivamente in difesa dei valori cristiani. Ovvero prima di tutto a non permettere il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Un tema che spacca l’Unione e mette in grande imbarazzo i cattolici del centrosinistra.
L’appello di Benedetto XVI questa volta è una chiamata diretta e ha un bersaglio preciso: i Pacs, i patti civili di solidarietà fra coppie conviventi, omo ed etero, già attuati in molti Paesi europei e ora in discussione anche in Italia. Un argomento affrontato in modo meno esplicito due giorni fa e sul quale il Santo padre ritorna durante la plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia. Questa volta Papa Ratzinger chiama alle armi i politici cattolici. «Il momento storico che stiamo vivendo - dice il pontefice - chiede alle famiglie cristiane di testimoniare con coraggiosa coerenza che la procreazione è frutto dell'amore».
Dunque Benedetto XVI si dice certo che «una simile testimonianza non mancherà di stimolare i politici e i legislatori a salvaguardare i diritti della famiglia». E la famiglia per la Chiesa è solo e soltanto quella tradizionale mentre, ricorda il Papa «è noto come vadano accreditandosi soluzioni giuridiche per le cosiddette unioni di fatto che pur rifiutando gli obblighi del matrimonio, pretendono di godere diritti equivalenti. A volte, inoltre, si vuole addirittura giungere a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le unioni omosessuali, attribuendo a esse anche il diritto all’adozione dei figli». Un messaggio forte indirizzato senza dubbio al prossimo governo di centrosinistra ma anche alla Spagna di Zapatero. In luglio infatti Ratzinger sarà a Valencia per il V Incontro mondiale delle famiglie. Il Papa inoltre si dice preoccupato per il crescente numero di divorzi «che rompono l’unità familiare» e per il calo delle nascite definito «l’inverno demografico» ribadendo la necessità di difendere la vita fin dal suo concepimento.
L’intervento del Papa ancora una volta mette il dito nella piaga aperta dell’Unione. Romano Prodi si è trincerato dietro un fragile compromesso nel tentativo di accontentare tutti, inserendo nel programma la vaga promessa del riconoscimento di generici diritti delle coppie conviventi. Un espediente ambiguo che si è trasformato in un boomerang per la coalizione. Sia i favorevoli ai Pacs (ds, verdi e comunisti) sia i contrari (Margherita e Udeur) tirano quell’accordo dalla loro parte. Il ds Franco Grillini, ex presidente dell’Arcigay, ha già depositato la sua proposta di legge sui Pacs sostenendo che sono previsti dal programma mentre i cattolici della Margherita (Paola Binetti e Luigi Bobba) sventolano sotto il naso di Grillini lo stesso programma nel quale, dal loro punto di vista, i Pacs non sono proprio previsti.
Chi la spunterà? Gli schieramenti sono molto agguerriti e decisi a non cedere. Ad aver già ceduto invece è la loro improbabile alleanza. Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci, esorta Prodi a mostrare «il coraggio riformatore che gli viene dal consenso elettorale» e a fare come Zapatero che ha dimostrato che «si può e si deve osare». Peccato che una parte di quel consenso elettorale arrivi alla coalizione di Prodi anche dai voti di Clemente Mastella che di Pacs non vuol proprio sentir parlare. «Su Pacs e matrimoni tra gay non accetteremo pastrocchi o interpretazioni equivoche, né patteggiamenti», dice Mastella che ricorda pure come i Pacs non siano previsti dal programma. «C’è in Parlamento una maggioranza trasversale, della quale nel caso noi faremo certamente parte - avverte Mastella - in grado di impedire questo attentato laicista all'istituto della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e tutelata dalla nostra Carta costituzionale».
Pronta la controreplica del diessino Luciano Violante: «Fa bene la Chiesa a dire la sua e ad affermare i suoi principi. Ma lo Stato deve seguire la sua strada, fare le sue scelte». Violante specifica però che la proposta dell’Unione «è seria ed è diversa da quella del governo spagnolo». Scontro aperto dunque tra laici e cattolici dentro l’Unione. I più duri sono i radicali e la Rosa nel Pugno che per bocca di Daniele Capezzone attaccano l’ingerenza del Vaticano. Quello del Papa per il segretario radicale «è un atto grave da parte di un capo di Stato estero che vuole scrivere il calendario dei lavori parlamentari e tratta la Repubblica italiana come il cortile di casa sua».