Nozze gay, la sinistra divorzia

Fallito il compromesso, la bozza Pollastrini-Bindi
scontenta tutti. Rifondazione,
Verdi, Rosa nel pugno e Udeur presentano mozioni diverse. Il Prc: "Battaglia durissima"

Roma - Rifondazione comunista è pronta «a fare una battaglia durissima e anche ad aprire un conflitto all’interno della maggioranza sulla questione del riconoscimento dei diritti degli omosessuali». Dentro l’Unione, dopo mesi di scontri, incidenti e zuffe è guerra aperta. La maggioranza di centrosinistra non riesce più ad aggirare il nocciolo del problema: i gay e le lesbiche che convivono vogliono che la loro unione sia riconosciuta come tale. Chiedono di essere accreditati di fronte alla società come coppie, come è avvenuto in Francia, in Spagna, in Olanda, in Inghilterra. Niente di più, niente di meno. Non accetteranno una legge che si limiti a sancire compromessi o vie di mezzo come ad esempio il riconoscere soltanto i diritti dell’individuo nella coppia.
E a sostenere le loro ragioni di fronte al governo e in Parlamento ci pensa la sinistra definita radicale: un fronte vasto e compatto che comprende Rifondazione, Comunisti, Verdi ma anche gran parte della Quercia insieme con i radicali e i socialisti della Rosa nel pugno. Sul fronte opposto i cattolici della Margherita e dell’Udeur difendono posizioni inconciliabili con queste richieste. Le divisioni che fino ad ora sono state rintuzzate e minimizzate alla prova dei fatti esplodono. Sul riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto, etero ed omo (ma si potrebbe allargare il problema a tutte le questioni etiche e bioetiche: eutanasia, riproduzione assistita) la maggioranza di centrosinistra si sgretola e il Parlamento non riesce neppure a trovare un punto di incontro per una mozione unitaria sulle convivenze.
Dunque è tutta fatica sprecata quella del ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, che, nel tentativo di accontentare i cattolici e di mettersi d’accordo con il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, ha incaricato il suo ufficio legale di limare, smussare e ridimensionare l’originario disegno di legge in modo da non urtare la sensibilità degli alleati della Margherita e dell’Udeur. La Pollastrini è riuscita ad accontentare la Bindi rinunciando all’idea di un registro delle coppie conviventi tenuto dal Comune. Nessun nuovo registro, aveva spiegato soddisfatta la stessa Bindi convinta di aver trovato la quadratura del cerchio, ma un «accertamento». Non una registrazione ma una semplice «certificazione». E ieri a Montecitorio durante il question time la Bindi ha tenuto a ribadire che il governo non ha intenzione «di riconoscere le coppie di fatto in quanto tali».
Ma il punto di incontro trovato dal governo è giudicato da Rifondazione «insufficiente, una mediazione al ribasso», dice Titti De Simone. «L’unica condizione che poniamo al governo è il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto e, invece, si parla solo di accertamento» aggiunge. E il suo compagno di partito Vladimir Luxuria insiste: «Non vedo perché non parlare di riconoscimento invece che di accertamento: un termine troppo inquisitorio perché si accerta un crimine e non una convivenza di fatto». Ed è critico anche il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli: «L’Unione non sia più conservatrice del cardinale Ruini e soprattutto della società civile italiana».
E mentre si consuma lo scontro di Rifondazione con il governo, a Montecitorio la flebile speranza di una mozione unica sul tema coppie di fatto si infrange contro il secco «no» dell’Udeur ribadito nella riunione dei capigruppo del centrosinistra.
«Le distanze rimangono tutte», dice il capogruppo del Campanile Mauro Fabris. A questo punto, solo i testi di maggioranza annunciati sull’argomento sono quattro: Verdi, Prc, Udeur e Rosa nel pugno. Oltretutto, annuncia Ignazio La Russa capogruppo di An, l’opposizione invece di presentare una propria mozione potrebbe pure decidere di votare quella dell’Udeur, mettendo in grande imbarazzo la maggioranza. Alla fine l’Unione ha potuto tirare un sospiro di sollievo soltanto grazie al fatto che il voto è stato rimandato alla prossima settimana.