Nozze gay, tre ministri in piazza con la benedizione del premier

Manifestazione per i Dico con Ferrero, Pecoraro e Pollastrini. La Bindi critica: «È un lusso che non possiamo permetterci». Di Pietro: «Evitare di andare è una scelta responsabile e chiara»

da Roma

Palazzo Chigi ha dato il via libera, e dunque oggi alcuni ministri scenderanno in piazza a sostegno dei Dico: la ds Barbara Pollastrini, coautrice del ddl, Paolo Ferrero del Prc, il verde Pecoraro Scanio.
A piazza Farnese (un passo da campo de’ Fiori, dove venne arso vivo dalla Santa Inquisizione cattolica l’eretico Giordano Bruno) oggi tocca all’ala libertaria del governo, quella che sostiene i diritti delle coppie non sposate e dei gay. Tra poco però potrebbe toccare all’ala opposta, quella clerical-moderata che solo a sentir parlare di Pacs e consimili impugna aglio e crocefisso: Clemente Mastella e Giuseppe Fioroni, per non parlare della Paola Binetti con annesso cilicio, hanno già annunciato a gran voce di essere pronti a manifestare per il family day cattolico, peccato che nessuno lo abbia ancora convocato perché il forum delle associazioni cattoliche non sa bene che pesci prendere.
In attesa di ulteriori convocazioni, si litiga, nel governo e nella maggioranza, su chi va e chi non va e chi va dove e perché. Una diatriba appassionante, quella sul diritto o meno di manifestare dei ministri. Rosi Bindi, che pure ha firmato il ddl, ad esempio non andrà: «Credo che i ministri non debbano andare alle manifestazioni. Penso che farlo sia un lusso che non ci possiamo permettere». Antonio Di Pietro stigmatizza chi partecipa: «Sarebbe un atto di responsabilità e chiarezza da parte dei ministri evitare di prendere parte a manifestazioni: il governo deve recepire le istanze che arrivano dalla piazza, non farsi promotore di quel che si deve o non si deve fare», sostiene. Lui lascia libertà di manifestazione ai suoi militanti, segnalando però che «Italia dei valori crede profondamente nel matrimonio e nella famiglia», non a caso anche Di Pietro si è sposato due volte.
Il leader dello Sdi-Rosa nel pugno, Enrico Boselli, partecipa e difende i ministri: «I problemi ci sono quando marciano contro il governo, non quando marciano a favore. E qui si tratta di una manifestazione per garantire diritti, e a favore della proposta del governo». Il segretario ds Piero Fassino la ritiene «una manifestazione giusta», e si augura che abbia successo. Quanto a lui, non ci sarà: «Sarò lontano da Roma per impegni irrevocabili», ha da pensare al congresso del suo partito.
Neanche Fausto Bertinotti ci sarà, a Piazza Farnese («Sono in Germania», spiega), ma approva «tutti i fenomeni di partecipazione, che vanno guardati con grande interesse: il Parlamento non ha nulla da temere, deve temere solo silenzi e omissioni. Se su un dibattito su una grande questione di civiltà si muovono molte sensibilità, è un elemento di vitalità democratica». Manifesterà il sottosegretario verde Paolo Cento (che dovette rinunciare al corteo di Vicenza su richiesta di Prodi), che ritorce l’accusa sui ministri cattolici: «Sbagliano Mastella e Fioroni a partecipare al family day, che usa la famiglia per attaccare il governo: spero che qualcuno li riconduca all’ordine, come è accaduto a noi per Vicenza», è l’invito rivolto a Prodi. Al quale si rivolge assai più polemico il radicale Daniele Capezzone, accusando il premier di avere avuto «un ruolo negativo» nella vicenda Dico e di essersi «smarcato» dagli impegni presi, realizzando «un ennesimo autogol». Aderisce anche la cattolica Franca Bimbi, parlamentare della Margherita, che - auspica - «deve continuare a essere un partito attento ai valori e i diritti civili degli omosessuali sono una delle frontiere dei nuovi valori».
Intanto si accapigliano la Binetti, per la quale l’omosessualità è una malattia, e Wladimir Luxuria, che insorge: «Se la senatrice voterà contro il ddl di questo governo, credo che il partito della Margherita dovrà espellerla, così come Rifondazione ha fatto con Turigliatto». Replica piccato Renzo Lusetti, coordinatore Dl: «Luxuria eviti di dare lezioni di etica alla Binetti». Quanto ai diritti omosessuali, «ci sono problemi ben più seri cui pensare».