Nozze Intesa-Sanpaolo, nasce la superbanca

Passera: rafforzeremo l’asse con Generali. Malumori dei piccoli azionisti in Piemonte

Massimo Restelli

da Milano

Sanpaolo si appresta a dire addio a Piazza Affari per confluire, dopo una tradizione di 450 anni, in Banca Intesa dando vita al nuovo campione del credito nazionale affidato all’amministratore delegato Corrado Passera. Risolto la scorsa notte il nodo occupazionale con i sindacati (5.200 gli esuberi previsti su base volontaria di cui 2.800 nel gruppo torinese), il matrimonio è stato celebrato ieri a larghissima maggioranza dai soci al termine di una maratona assembleare iniziata alle 10 del mattino a Ca’ de Sass e conclusa in serata nel capoluogo piemontese.
Il piano industriale sarà pronto il prossimo anno, ma Passera ha voluto ribadire come il colosso, ribattezzato per ora Intesa Sanpaolo, punti a «consolidare» l’asse con Generali imperniato sulla joint venture bancassicurativa Intesa Vita. Molto, tuttavia, dipenderà dal verdetto dell’Antitrust, che nelle prossime settimane si esprimerà anche sul presidio territoriale del gruppo. Dopo la cessione di Cariparma e Friuladria al Crédit Agricole qualche aggiustamento è ancora possibile mentre, per quanto riguarda l’estero l’attenzione - ha spiegato Passera - rimane puntata «sulle tre trattative in corso per espandersi in Egitto, Ucraina e Albania».
Per il resto le energie saranno concentrate sulla fusione, operativa dal primo gennaio, che vedrà Banca Intesa incorporare Sanpaolo con uno scambio azionario di 3,115 titoli contro uno.
Malgrado le incertezze degli ultimi giorni, confermata la squadra di vertice con l’uomo forte della Generali, Antoine Bernheim, e l’ex rettore del politecnico di Torino Rodolfo Zich alla vicepresidenza del consiglio di sorveglianza accanto al presidente Giovanni Bazoli. Ai due patti di sindacato attuali, potrebbe sostituirsi un più snello accordo di consultazione, ha spiegato il banchiere bresciano sottolineando come le nozze siano «un grande vantaggio per il Paese» così come l’onere di fare da «apripista» nella governance duale che vede Enrico Salza alla presidenza del comitato di gestione. Per quanto l’assemblea si sia protratta per sette ore anche a Milano, è stata Torino a dover affrontare la protesta della Lega Nord e i malumori di alcuni piccoli soci.
Preoccupati per la perdita di peso della città e insoddisfatti del concambio già contestato dal Santander che ha rispettato le previsioni e non ha votato. Una frattura che porterà Madrid a cedere una partecipazione ora ritenuta «finanziaria» e segnata simbolicamente dal fatto che José Manuel Varela ed Ettore Gotti Tedeschi si siano accomodati in platea e non al tavolo di presidenza. Dopo essersi fatto garante degli interessi piemontesi, Salza ha però rilanciato sulla possibilità di individuare «convergenze» con gli spagnoli, sottolineando come le nozze non abbiamo alcun «cappello politico». Un’etichetta in precedenza respinta anche da Bazoli che ha «sfidato» a individuare tale influenza in una sola delle proprie scelte di presidente di Intesa negli ultimi 25 anni.