Nucci, la giustizia terrena e quella divina

(...) quelle stesse istituzioni che non risparmiano comunicati ufficiali anche ai partigiani dalla storia più controversa e sconcertante.
C’era Genova. Anche la Genova che combatte e che ha combattuto Novi, ma che ha saputo essere nobile nel momento del dolore: la presenza e le parole di Stefano e Gianfranco Messina, defilati, in fondo alla chiesa, attenti a ogni particolare perchè la loro non sembrasse un’oscena passerella. E di oscene passerelle, attorno alla bara di Nucci, ne abbiamo viste in queste ore.
C’era Genova. La Genova di cuore. La Genova del necrologio straziante di Stefania Stellini, che aveva collaborato con Nucci in Regione, ed ha firmato le parole più calde, le più vere. E, con lei, la dipendente della Regione che ieri ha voluto salire sull’altare. E non riusciva a smettere di piangere. E hanno dovuto consolarla i figli e i nipoti e Giovanni Novi. Voleva solo dire che non si era mai trovata così bene con un politico.
Perchè «la Nucci» prima di essere un politico era «la Nucci». L’hanno raccontato benissimo i suoi nipotini, ricordando le sue «coccole». L’ha raccontato suo figlio Alessandro, scandendo i ricordi di una vita, di litigi in mare per una manovra piuttosto che l’altra, dell’ultima battaglia, «quella che avrebbe voluto combattere con papà». Ricordava, Alessandro, che negli ultimi giorni, nonostante fosse spesso incosciente, sua madre dedicava ogni minuto di lucidità ad aggiornare quel quaderno che aveva iniziato a compilare dal giorno dell’arresto di suo marito, come aveva raccontato nell’ultima conversazione con il Giornale. Qualcosa che mi terrò per sempre nel cuore. «Ci scriveva - ha raccontato Alessandro - i nomi di chi ci è stato vicino, tantissime persone e molti sono qui oggi. Papà non è solo e so che tu veglierai su di lui. Buon vento, mamma».
Del resto, non poteva essere diversamente. La vicenda giudiziaria che ha colpito la famiglia non poteva essere dimenticata, soprattutto dopo la bellissima e struggente lettera dei quattro figli scritta a mano a lato di un letto della clinica Montallegro. Padre Luca Bucci - che con don Pietro Arvigo e il delegato per la pastorale per il mondo del lavoro don Luigi Molinari ha concelebrato la funzione - l’ha detto con parole dolci, ma ferme: «Quell’ultima boa che l’ha accompagnata è stata appesantita da un colpo in più alla famiglia. Non voglio dire oltre qui, ma chi ha orecchie per intendere intenda».
Ha colto nel segno padre Luca. Anche quando ha ricordato di come Nucci pensasse sempre e comunque agli altri prima che a se stessa, di come non fosse capace di dire di no. Lo posso testimoniare anche personalmente: quando si candidò per la seconda volta alle regionali, non mi fece mai una chiamata per sollecitare trattamenti di favore o corsie preferenziali per lei. Richiesta che sarebbe stata anche comprensibile e assolutamente lecita, ma che non era nel suo Dna.
Ma le chiamate arrivarono per i motivi più svariati: dalle iniziative a favore dei disabili, a battaglie legislative condotte in regione Liguria per dare un senso alla sua presenza nelle istituzioni, alla difesa di un’etnia asiatica dalle false accuse che arrivavano in quei giorni. Quando glielo feci presente, chiedendole perchè si spendeva tanto per questioni così lontane da lei, Nucci mi rispose con la sua signorilità innata: «Perchè ne conosco alcuni e sono persone straordinarie. E tanto mi basta per spendermi per loro».
Ecco, Nucci era tutto questo. E Giovanni Novi, signore nell’animo più ancora di quanto lo sia nel portamento o nell’abbigliamento (e questo può dare la misura di quanto sia signore), ne è sempre stato la perfetta altra metà.
Non so se Giovanni Novi avrà la giustizia terrena che, da galantuomo fino a prova contraria, merita. So che Nucci avrà la Giustizia divina.