Nucci, sempre al timone sulla nave della vita

«Da sportivi, sappiamo bene che le battaglie si vincono e si perdono. Ma non si smette mai di combattere»: aveva risposto così, Nucci Ceppelini Novi, col piglio di sempre, al caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana che le chiedeva quali fossero i suoi sentimenti, le sue ragioni, e perché no?, la sua rabbia di fronte alla vicenda giudiziaria che aveva appena coinvolto il marito, l’ormai ex presidente dell’Autorità portuale Giovanni Novi. Sarebbe stata l’ultima intervista ufficiale. Nucci, 67 anni, si è spenta venerdì sera tardi, alla clinica Montallegro, dov’era stata ricoverata da alcuni giorni per il riacutizzarsi della malattia che aveva combattuto a viso aperto per sei anni, «da velista», come diceva lei. Che velista era stata - una delle migliori, nelle regate di altura - in servizio permanente effettivo: al timone, sulla tolda e anche nel modo di pensare. Unica donna a ricoprire la carica e le relative responsabilità di vicepresidente della Federazione mondiale della Vela, e comunque sempre pronta a prendere in mano il timone. In senso letterale e figurato.
Come quando, in equipaggio col marito, Nucci (all’anagrafe Maria Annunziata, ma non lo sapeva quasi nessuno) si aggiudicò un’edizione della classica Giraglia (oltre a due piazzamenti d’onore e a una serie infinita di partecipazioni, in pieno spirito decoubertiano). E come quando si volle dedicare con assoluta ed encomiabile cocciutaggine a introdurre nel mondo della vela i disabili, per far provare, almeno in parte, anche a loro cosa significa questa esperienza straordinaria di natura e di vita. A quel punto, vedendo la sua passione e la sua efficienza l’avevano promossa presidente regionale della Federazione Sport Disabili. Era riuscita anche in quello, poi, dietro altre sollecitazioni, s’era decisa a «regattare» fuori dall’acqua, in campo istituzionale, da assessore a Sport e servizi sociali nella giunta regionale di Sandro Biasotti, da consigliere della Fondazione Carige e del Teatro Carlo Felice, e come una delle principali organizzatrici dell’Anno della cultura Genova 2004. Dovunque, in qualsiasi ruolo, poche chiacchiere e molta sostanza, al punto da chiamare i collaboratori anche oltre la mezzanotte se c’era qualche iniziativa da realizzare, qualche provvedimento da mettere a punto. Solo un mese fa aveva partecipato direttamente alla cerimonia di consegna dello yacht «Chaplin», su cui aveva navigato tante volte con marito, e che avevano entrambi voluto donare alla Marina Militare. Poi, il ritiro sereno nella villa di famiglia, assistita da Giovanni e dai quattro figli Antonio, Andrea, Alessandro e Cristina. Fino al momento che le ha sconvolto gli ultimi giorni: l’arresto del marito per le accuse di concussione, truffa e turbativa d’asta nella vicenda Multipurpose. Nucci non si era persa d’animo, pur nel dolore della prova. Anzi, aveva reagito cercando di rincuorare il suo Giovanni, come aveva fatto sempre, fin da quel giorno in cui lui, broker ventisettenne, e lei ventenne, già bellissima e ammiratissima, avevano deciso di fare coppia per attraversare l’oceano della vita. Adesso, le pareva ancora più ingiusto che i giudici avessero negato al marito la revoca degli arresti domiciliari, concedendogli solo di raggiungerla momentaneamente in clinica. L’ondata più subdola e dolorosa, contro una nave che stava avvicinandosi all’ultimo porto. Al capezzale, l’altra sera, c’erano Giovanni, tornato libero da poche ore, e i quattro figli: avevano appena urlato al mondo la pena della mamma «che s’era aggravata subito dopo l’arresto di nostro padre. Alla sera ha pianto, alla mattina è svenuta, al pomeriggio è stata colta da febbre altissima e siamo stati costretti a ricoverarla. Non si è più ripresa».
I funerali di Nucci Novi saranno celebrati domani alle 10 e mezza, nella chiesa di San Siro a Nervi.