Nucleare: dieci domande e dieci risposte

Milano - A scuola non c’è professore che, affrontando il tema del «nucleare», faccia distinzione tra atomo «buono» e atomo «cattivo». No, per il corpo docente italiano il nucleare resta sempre e comunque sinonimo di Hiroshima o - nella migliore delle ipotesi - di Cernobyl. È un tipo di approccio sedimentato nell’opinione pubblica del nostro Paese e che 22 anni fa portò al successo un referendum abrogativo che, di fatto, «denuclearizzò» l’Italia.

Fu un errore enorme di cui oggi si rendono conto un po’ tutti, compresi gli ambientalisti non acceccati da quell’ideologia che ha fatto dell’antinuclearismo «a prescindere» la sua ragion d’essere. Ma i pregiudizi sul nucleare sono comunque duri a morire. Così, con l’aiuto dell’ingegnere nucleare Vincenzo Romanello e del professor Ugo Spezia, abbiamo cercato di rispondere ai principali dubbi che assillano la gente comune.

Dieci domande e dieci risposte per dimostrare che l’atomo «cattivo» è sepolto nell’archivio del passato, mentre il futuro energetico si giocherà tutto sull’atomo «buono».

1) Gli impianti atomici di terza generazione sono più sicuri dei precedenti?

2) Un terribile incidente come quello di Cernobyl oggi potrebbe ripetersi?

3) Le centrali Epr destinate all'Italia garantiranno un risparmio sulle bollette dei cittadini?

4) La creazione dei moderni reattori ci affrancherà del tutto dalle importazioni del greggio?

5) Esistono rischi per gli abitanti che vivono nelle aree dove sorgeranno le centrali?

6) Le scorie prodotte potranno mai essere smaltite in maniera definitiva?

7) Esiste un sistema sicuro per rendere innocui plutonio e prodotti di fissione?

8) Le future centrali di quarta generazione "ricicleranno" il plutonio?

9) Nazioni come Francia e Svezia possono rappresentare dei modelli per il nostro Paese?

10) L'installazione dei reattori creerà una maggiore produzione di energia elettrica?