Nucleare, energia per la ripresa

Le imprese liguri in prima fila nella costruzione di impianti che utilizzano l’atomo

Si presenta così: con la candela in mano. Accesa.
Che ci fa, sottosegretario? Allude?
«No. Mi alleno»
Come sarebbe? Lo sanno tutti che lei, Alberto Gagliardi, dopo aver compiuto gli -anta, continua a giocare a pallone. Ma con la candela, via, mi incendia la partita.
«Il pallone non c’entra. E poi, non sono io che incendio la partita. Se mai sono i Verdi, gli ambientalisti-oscurantisti, che spengono la luce».
Dello stadio?
«Non solo. Se va come vogliono loro, la luce si spegne dappertutto. Anche in casa».
Non faccia il pessimista.
«Sono realista. Mi spiego: con la candela io lancio un messaggio. Ai consumatori di energia: casalinghe, professionisti, studenti, ma anche e soprattutto imprese. Ne va del futuro del Paese»
Siamo ridotti così male?
«Andiamo con ordine. Partiamo dall’infausto 1987, l’anno del referendum che si limitava ad abrogare i contributi a Regioni e Comuni che ospitassero centrali termoelettriche, e ad abolire il ruolo del Cipe, il comitato dei ministri economici, nel processo di localizzazione delle centrali nucleari».
Invece, si è deciso che gli italiani non volevano l’atomo.
«Una scelta demagogica bella e buona. Nel frattempo, l’Italia, che era negli anni Sessanta uno dei principali produttori mondiali di energia dall’atomo, si è ridotta a essere l’unico Paese industriale che ha rinunciato a produrla, non a consumarla. Però, abbiamo centrali nucleari in tutta Europa: ben 149, di cui 59 in Francia, a pochi passi dal confine. Per fortuna che Berlusconi e Scajola...».
Portano la candela anche loro?
«No, loro portano una ventata di vitalità e sviluppo in uno scenario, quello dell’energia, che ha bisogno di togliersi dalla testa ideologie ingiustificate e irresponsabili, per tornare a ragionare con i piedi per terra».
Che significa: riprendere a costruire centrali nucleari.
«Appunto. Berlusconi, ancora una volta, ha abbattuto un tabù. E il ministro delle Attività produttive ha ribadito l’esigenza ineludibile di ripensare al nucleare. In Liguria, del resto, c’è Ansaldo Energia che costruisce impianti in tutto il mondo. Io ritengo che la produzione di energia nucleare sia l’unica strada per rendere il nostro Paese competitivo, al passo col mondo globalizzato».
Tolga una curiosità: le spesso accusa l’Enel. Perché?
«Il problema è che l’Enel ha sempre mantenuto un atteggiamento da matrigna, incomprensibile, nei confronti dell’industria italiana, fin dagli anni Sessanta, quando era committente di centrali nucleari. Ma è sempre in tempo per rimediare».