Nucleare Iran, l’Europa tradisce l’America

Il rappresentante dell’Ue non dà importanza al mancato rispetto iraniano del termine del 31 agosto

Gian Micalessin

Washington potrebbe ricordarlo come l’incontro del tradimento. Di certo quando, ieri, ha stretto la mano al negoziatore iraniano Alì Larijani, arrivato all’appuntamento di Vienna con tre giorni di ritardo, Javier Solana non pensava di dialogare anche a nome degli Usa. Il responsabile della diplomazia europea pensava piuttosto alle divisioni, alle lacerazioni prodottesi, 24 ore prima, durante l’incontro di Vienna tra i rappresentanti di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania. Quella riunione dei Cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza allargata alla Germania (5+1) si era rivelata una sorta di resa dei conti dopo un anno di frizioni e divisioni tra il blocco europeo e quello angloamericano. Così mentre l’Europa spinta da Francia, Italia e Spagna s’avvicinava alle posizioni di Russia e Cina e metteva in dubbio la necessità di sanzioni immediate, gli americani restavano sempre più soli. Pericolosamente soli perché, ieri pomeriggio, il rappresentante diplomatico di quell’Europa tentennante e indecisa incontrava il grande negoziatore Alì Larijani. E alla fine di quell’incontro dove, nonostante quasi tre ore di colloqui, i due non hanno tirato fuori un ragno dal buco, la volontà di Solana di smarcarsi da Washington e di rinviare quanto più possibile le sanzioni è apparsa evidente.
«I colloqui sono stati costruttivi e positivi e riprenderanno domenica mattina», ha detto la portavoce di Solana Cristina Gallach. «Abbiamo avuto un incontro buono e costruttivo e abbiamo fatto dei passi avanti su alcuni punti», ribadiva da parte sua Alì Larijani. In questo tira e molla di dichiarazioni concordate l’unica cosa chiara sembra il «no» iraniano a qualsiasi sospensione del processo di arricchimento dell’uranio. Di fronte a quel «no» insormontabile il blocco europeo guidato da Francia, Italia e Spagna sembra pronto a fare un passo indietro rinunciando alle posizioni sostenute d’intesa con Washington e Londra per tre anni. Secondo le indiscrezioni trapelate dopo l’incontro dei Cinque più Uno di venerdì Parigi, d’intesa con Cina e Russia, spinge per un rinvio delle sanzioni. E magari per una nuova stagione di negoziati non più vincolata alla sospensione dell’arricchimento dell’uranio. Appoggiata da Spagna e Italia in ambito europeo, Parigi preme per ignorare il mancato rispetto dell’ultimatum del 31 agosto, data ultima decisa dal Consiglio di Sicurezza per la cessazione dell’arricchimento dell’uranio e la ripresa dei negoziati. A svuotare di ogni importanza il mancato rispetto di quella scadenza ci ha già pensato Solana. Il rappresentante europeo si è detto convinto della necessità di rinviare ogni colloquio sulle sanzioni fino a quando continueranno le sue discussioni con Larijani. I dubbi europei conferiscono ancor più forza agli iraniani. Dal loro punto di vista l’isolamento di Washington rappresenterà la conferma della bontà della linea dura assunta dal governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad nel settembre 2005 quando mise fine alla trattativa con Londra, Parigi e Berlino e ordinò la marcia verso l’arricchimento dell’uranio.
Mentre Solana discuteva con Larijani, il sottosegretario di Stato americano Nicholas Burns ignorava le divisioni europee e, dando per scontato il fallimento del capo della diplomazia di Bruxelles, ripeteva che Washington attende per la prossima settimana la convocazione del Consiglio di Sicurezza incentrato sulle sanzioni contro l’Iran. Secondo Burns, i «Cinque più uno» dovrebbero riprendere già lunedì le loro consultazioni telefoniche e consegnare ai rispettivi ministri degli Esteri una posizione concordata sulle sanzioni entro l’apertura di martedì dell’Assemblea generale dell’Onu. «Avviando le discussioni lunedì e prolungandole fino alla prossima settimana dovremmo riuscire ad arrivare alla riunione del Consiglio di Sicurezza con una bozza di risoluzione in mano», ha detto Burns.
Mentre l’Europa tentenna, Mosca sembra intensificare le pressioni su Teheran. «Chiediamo agli iraniani di rinunciare all’arricchimento dell’uranio, anche se ritengo necessarie altre consultazioni del gruppo dei 5+1 prima di parlare di sanzioni», ha detto ieri il presidente Russo Vladimir Putin, lasciando intendere che, alla fine, una risoluzione punitiva del Consiglio di Sicurezza potrebbe risultare indispensabile.