Nucleare, l’Iran riapre le porte all’Europa

Il capo dei negoziatori Ali Larjani incontra oggi a Londra i ministri degli Esteri della troika Ue dopo il nulla di fatto a Mosca

Gian Micalessin

Forse si è rassegnato e scende a Canossa. Forse, come sospettano molti diplomatici europei tenta solo l'ultimo bluff. Una cosa è certa. L'Iran non sembra aver nessuna voglia di subire il giudizio e l'eventuale condanna del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e affida ad Alì Larjani, capo e deus ex machina del negoziato sul nucleare, l'ultima mossa. Lui, il capo di tutti i negoziatori iraniani, si è detto pronto ad andare a Vienna (sede dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, in sigla Aiea) e a cercare una soluzione in extremis assieme ai ministri degli Esteri di Londra, Parigi e Berlino. Si dice sicuro di aver delle carte da giocare. Sicuro di avere in tasca un'offerta che i «tre grandi europei» non potranno rifiutare. Ma per ora si guarda bene dallo specificare eventuali nuove proposte.
Qualunque sia l'offerta l'incontro, fissato per oggi pomeriggio con i ministri dei «tre grandi europei», sarà un negoziato all'ultima spiaggia. Larjani arriva a Vienna a soli tre giorni dal direttorio del 6 marzo chiamato a ratificare il deferimento di Teheran al Consiglio di Sicurezza dell'Onu già approvato il 4 febbraio scorso. «Sono stati gli iraniani a chiedere questo incontro e noi siamo pronti ad ascoltare quello che hanno da offrire, ma da parte nostra non ci saranno nuove offerte» ha chiarito ieri un portavoce del ministero degli Esteri britannico.
Il direttore generale dell'Aiea Mohammed El Baradei si è detto soddisfatto del nuovo appuntamento, il primo dal blocco dei negoziati deciso a gennaio dai «tre grandi europei» dopo la ripresa delle attività d'arricchimento dell'uranio. El Baradei ha ricordato agli iraniani che solo «una piena trasparenza e una piena disponibilità a trattare potranno offrire rassicurazioni sulla natura del loro programma nucleare» aprendo la strada «a soluzioni definitive». Nel rapporto che verrà esaminato dal direttorio il 6 marzo El Baradei ha sottolineato le molte questioni rimaste senza risposta dopo tre anni di indagini condotte dagli ispettori dell'Aiea e la conseguente impossibilità di accertare o escludere l'esistenza di un programma per la costruzione di ordigni nucleari.
I rappresentanti dei tre Paesi europei dubitano che Larjani abbia in tasca proposte in grado di capovolgere la precedente decisione, ma non vogliono rinunciare alla trattativa in zona Cesarini. «Eravamo molto riluttanti ad accettare quest'incontro - ha spiegato un diplomatico protagonista della trattativa - ma alla fine abbiamo deciso di tenere sul tavolo le proposte europee nonostante l'Iran le abbia già dichiarate morte».
Gli iraniani, pur non anticipando nulla, fanno sapere di nutrire buone speranze sulla capacità di Larjani di ribaltare la partita. Ma per piegare i «tre grandi europei» e riportarli al tavolo dei negoziati Alì Larjani deve promettere la sospensione di qualsiasi processo di arricchimento dell'uranio. Deve, stando alle richieste europee, impegnarsi a mettere fine alla produzione del gas di tetrafluoruro d'uranio ripresa ad agosto negli stabilimenti di Isfahan e bloccare le dieci centrifughe collegate a cascata pronte, stando ai rapporti dell'Aiea, ad entrare in funzione a Natanz. Deve insomma ritornare a quel congelamento di tutte le attività nucleari che permise nel 2004 l'avvio dei negoziati.
Agli occhi degli osservatori europei le mosse di Larjani, reduce dall'inconcludente negoziato con Mosca, non appaiono incoraggianti. La proposta russa, appoggiata da Washington e Bruxelles, prevedeva la fine di ogni attività di arricchimento in cambio dell'impegno di Mosca a trasformare in combustibile l'uranio iraniano destinato alle centrali nucleari iraniane. Le continue e puntigliose richieste di chiarimenti presentate da Teheran hanno finora reso difficile un'intesa.
«L'insistenza americana nel trasferire il dossier nucleare al Consiglio di Sicurezza rischia di distruggere la proposta russa», ha affermato ieri da Mosca Larjani scaricando su Washington le responsabilità per la mancata intesa. Secondo il negoziatore iraniano il negoziato con Mosca resta comunque aperto e la sua squadra negoziale ha messo a punto un pacchetto di proposte da discutere in una prossima serie d'incontri.