Nucleare, l’Iran si fa beffe anche di Solana: altre sanzioni più vicine

L'inviato dei 5+1 si presenta a Teheran con nuove proposte ma riceve un &quot;no&quot; preventivo. E si avvicina pure l'opzione militare. <a href="/a.pic1?ID=269061" target="_blank"><strong>Bush e Sarkozy avvertono la Siria</strong></a>

L'hanno accolto ancora una volta a pesci in faccia. Ma stavolta l'umiliazione inflitta a Javier Solana, vittima rassegnata dell'intransigenza iraniana, è ancora più scottante.
A differenza di un anno fa quando cercò inutilmente di prorogare un negoziato già fallito, Solana non parlava a nome dell'Unione Europea. Stavolta il rappresentante della politica estera di Bruxelles era a Teheran per discutere un documento e una serie di proposte approvate e controfirmate da tutti i ministri degli Esteri dei 5+1. Parlava, insomma, a nome della Germania e dei cinque membri permanenti del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Usa, Cina Russia, Francia e Gran Bretagna), era l'emissario di quanti potrebbero decidere a breve l'approvazione di un terzo pacchetto di più dure e severe sanzioni. Per Teheran non ha fatto molta differenza.
Il secco «no» a tutte le proposte custodite nella valigetta di Solana è stato secco e preventivo ed è stato irriverentemente formulato prima ancora che il rappresentante della politica europea avesse il tempo d'incontrare il ministro degli Esteri Manoucher Mottaki.
«La posizione dell'Iran è chiara - spiegava ai giornalisti il portavoce Gholam Hossein Elham mentre Solana era ancora intento a far colazione -: se le nuove offerte includono la richiesta di sospensione delle attività di arricchimento dell'uranio allora quelle proposte non potranno neppure venir prese in considerazione». A quel punto la visita di Solana si è trasformata in una sorta di mesta marcia verso la sconfitta. Le proposte formulate dai 5+1, rivisitazione aggiornata degli incentivi diplomatici e commerciali proposti inutilmente due anni fa dall'Unione Europea, sono infatti strettamente vincolate alla sospensione di ogni attività d'arricchimento dell'uranio durante la fase del negoziato. E il negoziato immaginato dai 5+1 punta a far accettare a Teheran un programma nucleare che eviti la produzione di combustibile nucleare utilizzabile per scopi militari. L'incontro di Solana con Mottaki e la presentazione delle proposte si sono dunque trasformati in un’autentica farsa durante la quale il rappresentante dell'Unione Europea si è ritrovato costretto a recitare la parte del paziente emissario.
«L'offerta verrà presa in considerazione dall'Iran, noi nel frattempo continuiamo a sperare in una rapida risposta e a richiedere una sospensione delle attività di arricchimento durante il negoziato», ha rimarcato - più per amor della forma che della verità - il rappresentante della politica estera europea.
Il «niet» di Teheran, al di là dell'umiliazione imposta al povero Solana, apre però un capitolo assai pericoloso per Teheran. La decisione dei 5+1 di rimettere sul tavolo la carta degli incentivi era anche una sorta di cartina di tornasole per dimostrare l'intransigenza e la scarsa flessibilità di Teheran. A questo punto anche i migliori alleati della Repubblica islamica hanno qualche difficoltà a sostenere la buona fede dei suoi negoziatori e la loro disponibilità a trattare. A questo punto la strada per l'approvazione di nuove sanzioni e di un progressivo isolamento della Repubblica islamica sembra segnata e definitivamente percorribile. Ma quella strada non si prolunga all'infinito. Come tutti sanno ai vertici della diplomazia internazionale, il progressivo isolamento di Teheran rischia di inasprire le tensioni nell'area mediorientale e a rendere più probabile e giustificabile un intervento militare preventivo di Israele o degli stessi Stati Uniti.