Nucleare, la Lombardia apre ma è polemica

Formigoni al ministro Romani che vuole un impianto in regione: "Una
scelta da discutere con il governo e con i cittadini". I dubbi di
Podestà: "Provincia di Milano inadatta, è troppo abitata". La sinistra: "Il governatore dica se ha cambiato idea"

Una centrale nucleare in Lombardia. Il ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani lancia l’idea e vede nella regione "più grande d’Italia, più popolosa e più industrializzata" la candidata ideale per installare uno dei primi siti del nucleare. Del resto, Romani dice di non trovare "opposizione pregiudiziale da parte del presidente Roberto Formigoni". Tutto vero. Ma è lo stesso Formigoni il primo a voler mettere le cose bene in chiaro, a scanso di equivoci. Come a dire: va bene non avere pregiudizi, ma andiamoci piano. "Sono d’accordo con la scelta del governo di sviluppare il nucleare - spiega il governatore lombardo-. Altro tema è quello della localizzazione di queste centrali, che vanno pensate per una strategia anch’essa nazionale. Io e il ministro affronteremo la questione e analizzeremo il dossier". Insomma, Formigoni, per prevenire inutili allarmismi, tiene a precisare che è ancora lungo il lavoro da fare prima di arrivare a una decisione del genere: "Vedremo le condizioni e le opportunità, ne parleremo con la gente sul territorio - puntualizza -. C’è un lunghissimo lavoro che dovrà essere fatto e che seguiremo con grandissima attenzione".
Ovviamente il polverone sul tema del nucleare si è alzato in tempo zero. "Credo che il territorio milanese non sia l’ideale per una centrale nucleare" spiega subito il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, che definisce l’hinterland troppo "conurbato", cioè troppo fitto di città e cittadine una appiccicata all’altra, per trovare uno spazio adeguato alla centrale nucleare. "Lasciamo - aggiunge - che sia una commissione tecnica e governativa a fare le scelte sui siti". Il capogruppo del Pdl Paolo Valentini sostiene che sia un errore "essere a priori contro il nucleare. Ha ragione Formigoni - precisa -, la questione va risolta con un organico piano nazionale. Se si deciderà per una centrale, sarà poi dovere dell’amministratore locale fare in modo che siano salvaguardate sicurezza e salute dei cittadini". La Lega per ora non prende una posizione esplicita: "Sono solo voci - spiega a nome del gruppo regionale Stefano Galli - Non abbiamo ancora valutato. Prima di prendere una posizione, vogliamo saperne di più". Il presidente del Consiglio regionale Davide Boni suggerisce di "frenare un attimo e ragionare, ma io andrei cauto". Le voci (per alcuni) sembrano dettagliate. A detta del verde Angelo Bonelli, la centrale sarà realizzata tra Mantova e Cremona, lungo il Po. Ipotesi ancora da analizzare. L’Idv, per bocca del consigliere Gabriele Sola, chiede a Formigoni una posizione chiara: "Basta con le ambiguità, le frasi mezze dette e le disponibilità di massima".
Dal centrosinistra si solleva un’onda di polemiche, al momento infondate poiché nulla è stato deciso. "Se Formigoni ha cambiato idea, lo spieghi ai lombardi" sbotta il consigliere regionale del Pd Giuseppe Civati. "È incredibile - gli fa eco il capogruppo Luca Gaffuri - che Formigoni, che è stato fra i primi a dire che la Lombardia era autosufficiente per produzione di energia elettrica e che quindi era una regione che non avrebbe dato disponibilità alla costruzione di una centrale, abbia cambiato idea". A promettere battaglia è anche Chiara Cremonesi, consigliere della Sinistra ecologica Libertà: "Ricordo al presidente che non troverà la strada spianata".