Nucleare, al Niguarda gli esami contro il rischio radiazioni

Un test in mezz'ora è in grado di dire se si è stati irradiati o meno. Finora sono dieci le persone che si sono rivolte all'ospedale. Tutti i negativi

Chi torna dal Giappone ha l'incubo delle radiazioni. E così per spazzare via ansie e dubbi, non resta che farsi visitare dai medici. A Milano, il centro di riferimento è il Niguarda, dove sono molto attrezzati e c'è una task force di specialisti. In trenta minuti sono in grado di dare una risposta e dire se si è stati contaminati o no. Ma come? L´iter diagnostico è realizzato con strumenti di alta tecnologia. Il paziente viene affidato alla cure di un fisico sanitario che, con uno speciale apparecchio «cattura radiazioni», simile a un ferro da stiro, verifica eventuali segni di contagio sul corpo e sugli abiti. Poi si passa a una valutazione della tiroide, organo bersaglio delle radiazioni. E per questa analisi si usa una macchina, che ricorda un cannocchiale, capace di «scannerizzare» la ghiandola. L´altro esame fondamentale è quello delle urine, sottoposte a spettrometria ad alta risoluzione, che avviene in due fasi: una immediata e l´altra che analizza i valori nel corso dell´intera giornata. Tutto questo lavoro viene svolto dai medici che fanno capo al primario di Fisica sanitaria Alberto Torresin, mentre l´altro servizio coinvolto è quello di Claudio Rossetti, il responsabile della Medicina nucleare. Tra i sevizi mobilitati, il laboratorio e il centro anti-veleni.
Finora le persone che si sono rivolte al Nigurda sono dieci: cinque donne e cinque uomini. I primi 3 sono residenti a Firenze, gli altri 7 vivono a Milano, Brescia, Varese e Como. In tutti i 10 casi l´esito è stato negativo. La paura delle radiazioni, un pericolo invisibile ma molto concreto, spinge chi atterra a Malpensa a farsi visitare nel giro di poche ore al Niguarda.