Nucleare, scontro aperto tra Stati Uniti e Iran

E Washington avverte: «Hanno la capacità di costruire 10 atomiche»

Gian Micalessin

Stavolta il dado è tratto. O quasi. Washington ha smesso di pazientare. Teheran ha rinunciato a patteggiare. I due grandi nemici sono faccia a faccia. Pronti allo scontro. La partita è quella del nucleare. Il ring è quello della sede viennese dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Falliti i negoziati dell’ultimo minuto, bocciata la richiesta iraniana di condurre un arricchimento dell’uranio su scala ridotta, arriva la conferma del rinvio di Teheran al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il rapporto sui piani atomici della Repubblica islamica preparato dal direttore Mohammad El Baradei è già stato esaminato dai 35 membri del direttorio. El Baradei ha fatto sapere che il rapporto sulle attività di Teheran arriverà oggi al Consiglio di sicurezza.
I delegati europei ripetono che l’atteggiamento dell’Iran non lascia possibilità di scelta e ricordano che le parti conosciute del programma nucleare iraniano «rappresentano probabilmente solo la punta di un iceberg». Ma mentre le voci su un possibile attacco americano si moltiplicano, gli iraniani rispondono con minacce sempre più esplicite e la tensione sale.
«È tempo che il Consiglio di sicurezza entri in scena», ha detto ieri il delegato americano Gregory Schulte ai membri del direttorio Aiea. Subito dopo il diplomatico ha sciorinato le stime di quanti attribuiscono all’Iran la capacità di costruire almeno dieci ordigni atomici centrifugando e arricchendo negli impianti di Natanz le 85 tonnellate di tetrafluoruro di uranio già trattate da settembre a oggi negli stabilimenti di Isfahan.
Mentre gli Stati Uniti, appoggiati dall’Europa, sollecitano il verdetto di colpevolezza l’Iran reagisce con rabbia, minacciando Washington e chiunque tenti di fermare i suoi progetti nucleari. A dar fuoco alle polveri ci pensa Mahmoud Ahmadinejad con un discorso in diretta televisiva trasmesso dalla sperduta provincia del Lorestan . Per il presidente, deciso a tener duro e a sfidare, al caso, le sanzioni Onu, sarà l’Occidente a pentirsi per aver cercato di fermare le ambizioni iraniane. «Non ci piegheremo alle pressioni politiche e ai ricatti, possono incontrarsi in tre, in cinque o in quindici - strilla il presidente iraniano ricordando i diversi incontri che hanno fatto da prologo alla riunione di Vienna - ma non cambierà nulla, noi non molleremo e chi pensa di calpestare i nostri diritti si pentirà delle proprie azioni». Il resto del messaggio è contenuto nel durissimo comunicato indirizzato ai 35 membri del direttorio dell’Aiea che promette «dolore e sofferenza» al nemico americano. «Gli Stati Uniti hanno il potere di causare dolore e sofferenza, ma possono loro stessi ritrovarsi a provare dolore e sofferenza - recita la dichiarazione letta dal capodelegazione Ali Asghar Soltanieh - se questa è la strada che preferiscono allora lasciamo pure che la palla giri». La delegazione e Javad Vaeedi, un alto funzionario della sicurezza iraniana intervenuto per rilanciare quelle dichiarazioni, non chiariscono se dolore e sofferenza possano derivare da un blocco delle esportazioni di petrolio o da atti di ostilità molto più concreti. L’ipotesi di un blocco delle esportazioni di greggio destinato a colpire chiunque appoggerà un rinvio al Consiglio di Sicurezza ed eventuali successive sanzioni viene scartato dal ministro del petrolio iraniano Kazem Vaziri Hamaneh. «Per ora non vi sono ragioni per ridurre le esportazioni e l’Iran non ha intenzione di farlo», dichiara il ministro smentendo le minacce arrivate dallo schieramento ultraconservatore che fiancheggia Ahmadinejad.
Molti negli Stati Uniti interpretano quelle parole come la minaccia di attacchi diretti o indiretti alle truppe presenti in Irak. Il comunicato, letto da Soltanieh, allude chiaramente alla possibilità d’uno scontro diretto con Washington. «Non ci facciamo illusioni, conosciamo la voglia degli Stati Uniti di mostrare i muscoli, ma sotto la pelle riusciamo a scorgere anche le linee di frattura delle ossa». Per l’ambasciatore americano all’Onu, John Bolton, le minacce iraniane spiegano meglio di ogni altra argomentazione «perché permettere il possesso di armi nucleari a un paese come quello sia estremamente pericoloso». Per il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan «le dichiarazioni e gli atti provocatori dell’Iran contribuiscono soltanto a isolarlo ulteriormente».
La decisione del Consiglio di sicurezza resta comunque un’incognita. Il diritto di veto di Cina e Russia rischia alla fine di far naufragare qualsiasi richiesta di sanzioni. E il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha già riconfermato la contrarietà di Mosca. «Non mi risulta che l’uso di sanzioni abbia mai contribuito a risolvere una crisi, per farlo sarà meglio basarsi sui consigli che ci verranno forniti dall’Aiea».