"Nudi e crudi", ed è subito noia

Il libriccino di Bennett è un concentrato di cinismo e snobismo che non è solo patrimonio degli inglesi. Un sarcasmo fine a se stesso che non rende onore neppure allo &quot;humour&quot; britannico<br />

Il momento è arrivato, ed è solenne. Quello della prima stroncatura di questi appunti libreschi sparsi in libertà. Il prescelto per questo onore è l’inglese Alan Bennett e il suo «Nudi e crudi», comprato in un periodo di perduto innamoramento della Piccola biblioteca Adelphi, quando bastava una recensione favorevole a uno di questi libriccini dal costo inversamente proporzionale al numero di pagine per indurmi a precipitarmi alla Fnac. Bennett fu lanciato in grande stile come l’importante riscoperta di un brillante autore teatrale e televisivo inglese, e il suo «Nudi e crudi» (romanzo breve? racconto lungo? ah, saperlo..) come un oggettino prezioso da custodire con amore. E infatti saltò immediatamente in vetta alle classifiche di vendita rimanendovi a lungo.

A me Bennett sembra l’archetipo dell’inglese cinico, sprezzante e snob, tanto piacevole e a tratti esilarante nella conversazione quanto ultimamente disilluso sulla condizione umana. Giustamente nell’ultima di copertina l’editor osserva che «quanto più si procede, tanto più l’ilarità che assale sin dalle prime righe si mescola con la percezione di una inquietante perfidia». Altro che percezione, la vicenda di Mr e Mrs Ransome è un autentico distillato di malignità, un quadretto spietato dell’umana natura, privo anche dell’ombra della compassione. Ma il difetto maggiore di «Nudi e crudi» è che in fondo, nel suo sarcasmo senza prospettiva e dunque fine a se stesso, nella sua implacabile sequenza di ghigni irridenti, è soprattutto un testo noioso che non rende onore al proverbiale «humour» britannico. Goodbye, Mr Bennett.
Alan Bennett «Nudi e crudi», Piccola biblioteca Adelphi, 2001
(stefano.filippi@ilgiornale.it)