Numeri troppo grandi

La percentuale del 34% giudicata anomala e pericolosa

Il gioco on-line, secondo i dati forniti dall’Amministrazione dello Stato, s’è assestato nel 2006 attorno al 34% e, in alcuni periodi, ha toccato perfino quote superiori. Un dato anomalo secondo le stime di Assosnai e Sicon che hanno chiesto un incontro urgente con l’Aams per verificare la situazione e adottare gli «opportuni provvedimenti volti a porre fine alle attività di raccolta dei giochi pubblici che non siano espressamente regolamentate». In discussione l’operato di quella miriade di punti di commercializzazione che, invece di limitarsi alla ricarica delle carte di gioco, raccolgono le scommesse e pagano le vincite. Per questa ragione le due associazioni sindacali hanno richiamato l’attenzione di Aams sulle criticità della rete appena ampliata e, al tempo stesso, chiesto la tutela dei soggetti regolarmente autorizzati dallo Stato.
Ancora più esplicito Raffaele Palmieri, presidente di Sicon: «La percentuale del 34% di gioco on-line sul movimento globale è anomala. Non bastano i canali normali per arrivarci. Vuol dire che c’è una terza via, e questa via è rappresentata dall’attività illegale dei quei punti di commercializzazione che hanno creato un telematico terrestre. Figuriamoci cosa potrebbe accadere in un prossimo futuro. Se dovesse restare in vita questa rete parallela, esploderebbe il mercato con tanti saluti a chi ha pagato somme importanti per rispondere al bando e ottenere le concessioni messe in gara. Non parlo solo di Snai, ma anche dei nostri associati che nel loro insieme hanno investito oltre 15 milioni di euro. A dispetto di chi è stato alle regole, questi punti fuorilegge non rispettano le distanze, si insediano dove vogliono, magari a pochi passi dai concessionari legali, insomma non hanno vincoli».
Ma si può fare qualcosa? A questa domanda, per niente retorica, Palmieri risponde con un paragone: «Le banche telematiche, proprio in quanto tali, non hanno bisogno di aprire una rete a terra. Allo stesso modo si comportano quei bookmaker che rispettano le norme. Bisogna allora rimettere mano al decreto, fra l’altro applicato in via sperimentale, e far sì che il gioco torni a essere nominativo. Nel frattempo basterebbe far usare agli scommettitori la carta di credito personale che è perfettamente riconoscibile e riconducibile al suo proprietario. C’è gente invece che gioca e rigioca con la propria card per conto altrui, di terzi, della clientela. Si configura un reato penale. L’Aams ci ha assicurato che dopo Pasqua stringerà il cerchio. Ma va colpita la causa, non basta limitare l’effetto».