Il numero dei dipendenti da luglio fissato per legge

da Milano

«Ma quale norma sovietica? Siccome sanno che sono di Rifondazione mi immaginano con tre narici e il colbacco con la stella rossa sulla testa. Queste accuse mi fanno sorridere. Sono una persona ragionevole che conosce bene il mondo del lavoro. Sono stata sindacalista. E poi, per essere precisi, non ho una cultura sovietica, ma direi eretica più che ortodossa». Rosa Rinaldi, sottosegretaria al Lavoro, con un passato nella segreteria nazionale della Cgil Funzione pubblica e tra i metalmeccanici della Fiom, ha avuto la delega dal ministro Cesare Damiano di condurre in porto i decreti sugli indici di congruità, ovvero gli indicatori che intendono stabilire un rapporto «giusto» tra la qualità dei servizi e dei beni realizzati da un’azienda e la quantità delle ore necessarie per produrli. Ma l’ipotesi che sia lo Stato a decidere sul numero dei dipendenti all’interno di un’impresa ha determinato la dura reazione, in particolare, di Confartigianato. La settimana si è aperta con il primo tavolo, alla presenza delle parti sociali, e i segnali negativi arrivati dalle organizzazioni degli autonomi non hanno sorpreso più di tanto, al di là delle accuse di comportamento da regime sovietico, l’esponente del governo.
«Essendo il provvedimento contenuto nella Finanziaria eravamo a conoscenza delle obiezioni - spiega la Rinaldi - e proprio per questo si è deciso di avviare un confronto aperto tra le parti sociali e la nostra task force. Dobbiamo dotarci di strumenti rigorosi ma condivisi. Resta il fatto che entro il 30 giugno gli indici di congruità vanno approntati e decretati».
Quali settori saranno interessati per primi?
«L’edilizia e l’agricoltura: sono i punti di maggiore criticità. Al tavolo dell’altro giorno ci è stato indicato anche quello delle imprese di pulizie. Si partirà per gradi. È necessario testare gli strumenti e quindi allargare il raggio d’azione».
Perché siete convinti di poter contrastare efficacemente il lavoro nero?
«Quanto è stato fatto sinora ha dato risultati importanti. Nell’edilizia, a esempio, dal primo agosto 2006 al 30 marzo scorso risultano come nuove iscritte all’Inail 94.050 persone. È difficile pensare che siano tutti nuovi assunti. Gli indici di congruità serviranno a far riacquistare una dignità alle persone, mentre per le aziende rappresenteranno un mezzo per combattere la concorrenza sleale».
La maggioranza, comunque, sul tema è divisa. Per Daniele Capezzone «è una norma assurda»...
«Capezzone dovrebbe parlare con quel sindacalista che ha denunciato il caso di un grande albergo di Roma che si avvale ufficialmente solo di tre addetti».
Capezzone ritiene anche che questi indici metteranno in crisi soprattutto le piccole imprese...
«Nessun intento del genere. Su queste cose, ripeto, bisogna essere poco ideologici e molto concreti. Proprio le parti interessate indicheranno loro esperti per poter affrontare nel modo migliore la questione».
L’idea è partita dai sindacati?
«Pensare che agiamo sotto dettatura del sindacato è una posizione ideologica. Credo molto all’autonomia delle parti, governo compreso. E autonomia non vuol dire autarchia, cioè che ciascuno ha un suo mondo chiuso. Non vogliamo costruire uno strumento che debba fungere da clava, ma una leva per la legalità e la congruità all’interno dei posti di lavoro. Nell’interesse comune. I lavoratori in nero sono i più deboli e ricattabili. Noi vogliamo aiutarli».
E le accuse di voler statalizzare l’economia?
«Nessun atteggiamento dirigista, ripeto. Cerchiamo il confronto tra le parti».