Nuoro, test del Dna a tutti per trovare i killer

La proposta provocatoria del sindaco di Gavoi. Gli investigatori sono convinti che ad aver ucciso Dina Dore sia gente del posto. Decine di perquisizioni a caccia degli assassini della moglie del
farmacista sardo

Nuoro - Indagini senza sosta a Gavoi per imboccare la pista giusta che porti gli inquirenti a trovare i responsabili del barbaro omicidio di Dina Dore. Un delitto che ancora non trova una spiegazione plausibile. La 37enne, moglie di un noto dentista della cittadina, era stata aggredita con un botta in testa e poi imbavagliata con del nastro adesivo appena scesa dall’auto che aveva parcheggiato nel garage di casa. Con a bordo ancora la figlioletta di 8 mesi. Quindi i banditi l’avevano scaraventata nel bagagliaio dell’auto, fuggendo inspiegabilmente: la vittima, stando ai risultati dell’autopsia, sarebbe morta nel giro di una decina di minuti per soffocamento.
Un giallo, a cominciare dalle assurde modalità dell’aggressione, che ancora oggi non trova certezze da cui partire.

Da giovedì scorso è un susseguirsi di perquisizioni in abitazioni della zona, casolari e ovili in cui si muovono pregiudicati locali che potrebbero avere avuto un ruolo nella vicenda. Questo perché dietro al delitto - è la nuova tesi degli investigatori - si nasconderebbero persone del paese o comunque delle immediate vicinanze.
Una tesi che suscita la reazione indignata del sindaco della cittadina e di molti abitanti. Per questo il primo cittadino di Gavoi lancia una proposta nemmeno troppo provocatoria: «I miei concittadini hanno la coscienza pulita e per dimostrarlo siamo pronti, con me in testa, a sottoporci all'esame del Dna. Nella peggiore delle ipotesi, se dal risultato delle analisi emergesse una qualche responsabilità da parte di un concittadino, saremmo pronti ad emarginarlo ed espellerlo. Vogliamo lanciare un segnale forte: Gavoi è fatta di gente pulita, per bene, che lavora all'insegna di una cultura positiva». Intanto le voci su nuovi elementi utili per l’inchiesta si susseguono ora dopo ora, non ultima quella che vorrebbe latitanti due giovani del posto, di 18 e 25 anni. Anche in questo caso, dalle forze dell’ordine conferme non ne arrivano, anzi.

Il marito della vittima, il dentista Francesco Rocca, si è detto sicuro che a breve le indagini arriveranno a una svolta: «Mi auguro – ha detto – che chi sa parli e resto convinto che si tratti di bassa manovalanza, assoldata da un professionista del mestiere. Sono stati talmente imbecilli da non saper neanche delinquere. Può darsi che l’organizzatore di questo folle piano venga da fuori, ma per me la manovalanza è gente di qua». Un’affermazione forte, spiegata così: «Del resto è logico: hanno agito in pieno giorno. Come si può pensare diversamente? Ci dev’essere stato l'appoggio di gente del posto». Rocca, che si è detto per la prima volta non più tranquillo di vivere a Gavoi, nonostante la tragedia personale presto si trasferirà in una casa fresca di ristrutturazione sempre in paese e acquistata l’anno scorso dall’avvocato Antonio Piras, famoso per aver fatto da intermediario nel sequestro di Silvia Melis nel 1997. E liquida come «fesserie» le illazioni che vorrebbero collegata la compravendita dell’immobile con possibili moventi per l’omicidio della moglie.
E a proposito di rapimenti, il dentista è sicuro (come del resto gli investigatori), che questa rimanga l’ipotesi numero uno: «Volevano portarla via, poi hanno perso la testa...». È certo inoltre che di testimoni veri ancora non ne siano saltati fuori.