«Nuotare fra gli squali senza avere paura»

Claudia Capodarte ha trovato vicino Rodriguez lo scheletro di un volatile estinto

Assecondare i propri sogni è l’unico modo per raggiungerli, magari approfittando della buona sorte. Lo sa bene Claudia Capodarte, sub e documentarista romana che ha dedicato una vita al mare e alle sue meraviglie nascoste.
Nel corso del suo ultimo viaggio, insieme con il fratello Leonardo, è riuscita a raggiungere e filmare per la prima volta al mondo lo scheletro completo di un «solitarie», un volatile dal passato mitico e ormai estinto, simbolo dell’isola di Rodrigues vicino a Mauritius. La scoperta è di notevole importanza, poiché si tratta di un esemplare unico nel suo genere.
Figli dello storico direttore della rivista «Mondo Sommerso», i due stavano girando il loro ultimo lavoro, «Ai confini dell’oceano», quando hanno ricevuto la notizia della scoperta. Giunti sull’isola, sono stati guidati attraverso un sistema di labirinti sotterranei, fino a raggiungere il luogo del ritrovamento.
«Dopo aver strisciato per un’ora lungo quei misteriosi sentieri bui - spiega Leonardo, regista e autore del documentario - le nostre torce hanno illuminato i resti dell’antico solitaire: le ossa ci sono apparse vicine fra loro all’interno di una piccola grotta costellata di stalattiti, l’uccello era morto adagiato su un fianco».
Ciò che i due fratelli ancora non sapevano è che la spedizione avrebbe riservato loro altri incredibili incontri: dopo 15 anni di attesa e di ricerche, infatti, hanno scovato anche la Gymnothorax Javanicus, una murena gigante che arriva fino a tre metri di lunghezza. «Sott’acqua - ricorda Claudia - ci siamo imbattuti nel relitto di un vecchio peschereccio: a un certo punto abbiamo visto uscire una testa enorme e poi tutto il corpo, quello scafo era la sua casa. Senza timore mi sono avvicinata a lei, l’ho accarezzata e si è rilassata molto. È difficile che questi animali lascino la loro tana, eppure ha iniziato a seguirmi». Tra le due è stato amore a prima vista, al punto che la giovane sub ha voluto dare un nome alla murena, chiamandola Giada.
Per vedere le immagini bisognerà aspettare fino a maggio, quando Raitre le trasmetterà all’interno della trasmissione «Geo & Geo».
Tutte queste scoperte, comunque, non sono frutto del caso, ma di un lavoro intenso di preparazione, che da dieci anni continua a perfezionarsi. Al momento sono novantacinque documentari che Chiara e Leonardo hanno realizzato in team.
«Da quando ero bambina - racconta la sub - ho vissuto sempre a contatto con il mare. Conoscevo molto bene Jacques Cousteau, è stato lui a insegnarmi l’idrodinamica e l’arte di richiamare i giganti. Bisogna diventare delfino, squalo o balena, respirare e muoversi come loro: devono captare vibrazioni positive, divertirsi e mai intimorirsi. A quel punto si può interagire: mi è anche capitato di ballare tra le balene e con centinaia di squali nel Mar dei Caraibi».
Nel corso di questi viaggi, comunque, non sono mancati momenti di paura: «È successo nel Mar Rosso - continua Claudia - avevamo buttato in acqua alcune casse piene di pesce. Gli animali sono andati in frenesia alimentare e tre squali mi hanno puntata con intenzioni ostili. Appena ho estratto un corpo contundente, però, si sono allontanati».
Un’altra volta, alle Bahamas - ricorda ancora - un pescecane mi ha morso i capelli scambiandoli per filamenti di pesce, poi ha capito che non si trattava di cibo e ha mollato la presa. Tutto qui: non mi sembra il caso di demonizzare gli animali».
I fratelli Capodarte, infatti, sono dell’idea che la popolazione del mare non abbia mai intenzioni ostili nei confronti dell’uomo e che tutti gli incidenti di percorso capitati nel corso degli anni siano stati del tutto casuali: «Sulla terra - conclude Leonardo - siamo percepiti come una minaccia delle altre specie. Sott’acqua, invece, non siamo visti come concorrenti e veniamo trattati alla pari. È un mondo incredibile e stupefacente».