Il nuoto d’Italia lancia i suoi 5 siluri

Melbourne - Lontano il rombo dei motori. Vicino, vicinissimo, lo sciacquio dell’acqua. Rumori così distanti e mai così vicini. Nella potenza del rombo tutto il gigantismo della Formula uno, nello sciacquio tutta la levità del mondo del nuoto: per quanto conta per quanto spende, per quanto guadagna e vince. Per quanto riesce a penetrare nel cuore della gente. Eppure qui siamo a Melbourne, città che ha una storia di sport, fa ancora bella mostra di sé l’Olympic Park, come se i Giochi del 1956 fossero lì, ad un passo dal ricordo, siamo nella terra dei grandi nuotatori, gente che ha fatto storia a forza di bracciate, siamo sotto il tetto della Rod Laver Arena, intitolata ad uno dei tennisti illustri di questo Paese ed ora riadattata a piscina per siluri umani, siamo al confine con gli sterminati green dove Tiger Woods e Jack Nicklaus hanno seminato soddisfazioni e raccolto oro. Vince il gigantismo, vince il ritmo sfrenato di migliaia di migliaia di persone che circolano per strada come fosse un eterno carnevale, sere di un’estate che carezza senza affossarti nel calore intenso.

A Melbourne ci sono ben nove squadre di calcio australiano, Melbourne ferma il Paese con la sua Melbourne cup, la prestigiosa corsa ippica che si tiene il pomeriggio del primo martedì di novembre.
Sfogliare il curriculum sportivo di questa città significa inseguire la via dell’oro dello sport. Ed ecco allora che i campionati del mondo di nuoto ci riportano ad una storia più umana, più concretamente sportiva, dove il business conta meno. Un campione della formula uno si porta a casa da 100mila a 500 mila euro per un successo od anche, soltanto, per un piazzamento a punti in una gara. Un grande atleta del nuoto, che sia Michael Phelps o Grant Hackett, incasserà 12mila dollari per una medaglia d’oro (circa 10mila euro) e se vi aggiungerà un record ne incasserà altri 25 mila. In totale un montepremi di due milioni di dollari per 2.195 atleti, record di sempre.

Vien da sorridere. Un calciatore li guadagna da solo.
Qualcuno potrà cumulare successi e magari record, visto che questa è pronosticata come l’edizione dei campionati del mondo che farà cadere più primati, ma un Michael Phelps non potrà arrivare a più di sei–sette medaglie e così Grant Hackett. Un oro vale 12 mila dollari, un argento 7000, un bronzo 5000. Poi ci sono le staffette che aggiungono un po’ di bigliettoni. Phelps potrà giocarsela meglio ai Giochi Olimpici: c’è il solito sponsor disposto a versargli un milione di dollari se raggiungerà il record dei sette ori di Mark Spitz. Ad Atene gli è andata male, a Pechino ci riproverà, ma quanta fatica per vincere una somma che un pilota di Formula uno conquista in un paio di gare. tanotte sono partite le gare del nuoto di fondo in acque libere, davanti alla spiaggia di Santa Kilda. Il nuoto dei poveri che fa passerella a cinque chilometri dal cuore di Melbourne, dal centro dei suoi business. Situazione scontata, ma sempre di buon effetto. La gente da podio avrà gli stessi premi dei nuotatori in piscina e potete scommettere che per questi ragazzi, capaci di faticare anche sei ore in acque nere, fredde e talvolta insidiose, quei soldi sono una miniera d’oro, non la mancia per la spesa.

La nostra federazione aggiungerà i suoi premi che quest’anno valgono 35mila euro per un oro, 18mila per un argento, 11mila e 250 per un bronzo. Si aggiungeranno 12mila euro a componente in caso di oro in staffetta, 7000 per l’argento, 5000 per il bronzo. Stesso tipo di trattamento per le squadre della pallanuoto. Il nuoto d’Italia qui è un po’ snobbato, i giornali parlano solo di australiani e americani, ma crede ai suoi siluri: Magnini, Rosolino, la Pellegrini, la Filippi, Marin. Ieri Tania Cagnotto è stata un’emozionata portabandiera alla cerimonia d’apertura. Da mercoledì lotterà per un podio. I prossimi mondiali toccano a Roma. Per ora qui sfilano solo ragazzine con il cappellino souvenir. Gli altri souvenir d’Italie arriveranno. Forse. E questa volta pagati meglio del solito.