Nuova Alitalia: un miliardo in cassa

Il piano "Fenice" in discussione dal cda. La avrà in dote 300 milioni dal prestito ponte e
700 milioni dalla cordata italiana. La cordata che scende in campo: Ligresti,
Benetton e l’armatore Gianluigi Aponte. Gli esuberi si aggirano
sulle 5mila unità. Palazzo Chigi: "Non ci sarà alcun commissariamento". Fini: "Il governo riferirà alla Camera"

Roma - Avrà una dotazione iniziale di 1 miliardo, di cui 300 milioni grazie al prestito ponte del Governo e 700 milioni dalla cordata italiana, la "nuova" Alitalia. Secondo il piano "Fenice", ora in discussione al Cda dell’aviolinea, gli investitori che ufficialmente scenderanno in campo per il salvataggio del vettore italiano sono Ligresti, Benetton e l’armatore Gianluigi Aponte. Difficile, invece, un ingresso di Roberto Colaninno. smentita da Palazzo Chigi la notizia di un commissariamento della compagnia previsto entro fine mese.

Piano ed esuberi Secondo quanto apprende l’Agi, gli esuberi si aggireranno sui 4 e i 5mila così come rivelato ieri dal premier Silvio Berlusconi ai senatori del Pdl. "Non ne so niente, non ne so davvero niente", ha commentato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Al vertice della nuova Alitalia, resta confermato il nome di Rocco Sabelli. Fuori discussione anche il nome, il marchio e la livrea di Alitalia. Altra novità: nella nuova società, una newco, entrerà Carlo Toto ma con Ap Holding e non direttamente con Air One essendo troppo indebitata. Verrà invece commissariata la "bad" company che resterà in capo all’attuale "numero uno" Aristide Police. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, due le ipotesi sulle quali si sta ragionando: costituire una società sulla falsariga di Gepi (la finanziaria dell’Iri che aveva come compito quello di entrare nel capitale di aziende private in crisi e di agevolarne la ristrutturazione, per poi uscirne), oppure varare un decreto legge ad hoc per la loro ricollocazione. La scelta del partner internazionale resta, invece, rinviata ad un secondo momento. Ancora non è chiaro il "destino" di cargo, che potrebbe restare in Alitalia ma ridimensionato oppure venduto.

Berlusconi: "Esuberi, il male minore" Silvio Berlusconi crede nel futuro di Alitalia. Secondo quanto hanno riferito alcuni dei senatori del Pdl che hanno partecipato alla cena di ieri sera, il premier ha richiamato tutti i punti del piano di rilancio della compagnia: 4-5 mila gli esuberi, 90 nuovi aerei e il ripristino di importanti rotte intercontinentali, a iniziare da nuovi scali in Cina. Per quanto riguarda gli esuberi, Berlusconi ha assicurato che saranno in parte riassorbiti, mentre per molti scatteranno gli ammortizzatori sociali e misure di prepensionamento e di scivolo. In ogni caso in caso di fallimento della compagnia invece che 5 mila esuberi il governo e il Paese dovrebbero fronteggiare 20 mila licenziamenti. Secondo il premier sono da prevedere "varie sinergie" con Parigi anche se non si parla di un accordo organico. Con Alitalia si va avanti - avrebbe detto il premier - perché si deve pensare al bene del Paese e il governo non si fermerà davanti a qualche manifestazione.

Veltroni: "Pagheranno i contribuenti" Il gruppo del Pd del Senato chiederà al Governo di riferire in aula sulla vicenda Alitalia. Lo ha annunciato il capogruppo, Anna Finocchiaro. "I contribuenti dovranno di nuovo finanziare quello che poteva essere risolto con la soluzione Air France - ha ricordato il segretario del Pd, Walter Veltroni - che prevedeva 2.150 esuberi mentre il presidente del Consiglio ieri ha comunicato che ce ne saranno 5mila. Inoltre non ci sarà più un’alleanza internazionale. Qual era la soluzione migliore? È una domanda che attende una risposta". "Dopo il prestito di 300 milioni, i contribuenti si troveranno di nuovo le tasche occupate da un governo che prende i loro soldi", accusa il leader del Pd: "Non si poteva trovare una soluzione senza far saltare l’accordo con Air France? Prima - aggiunge Veltroni - avevamo un accordo internazionale e ora un accordo domestico ma non servono soluzioni fatte in camera e cucina".

Fini: "Il governo alla Camera" "Sarà premura della presidenza pregare il governo di considerare le sue richieste e di riferire all’aula". Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini, rispondendo al vicecapogruppo dell’Udc Michele Vietti che aveva chiesto che il governo riferisse all’assemblea di Montecitorio sulla vicenda Alitalia.