Una nuova Antigone per rilanciare la «parola»

Al Greco in programma l’antica tragedia interpretata da Francesca Tripaldi, l’enfant prodige dello spettacolo milanese

Patrizia Rappazzo

Cosa spinge Antigone a cercare di seppellire suo fratello, ignorando così l’editto e mettendo a rischio la sua stessa vita? Al centro della scena, fasciata da un luminoso kimono nero, Antigone fa scivolare tra le dita la terra che coprirà per sempre il corpo dell’amato Polinice. Dietro di lei si «intuisce» il coro che canta il degrado di Tebe. Al teatro Greco, ancora questa sera e domani, c’è Antigone, lo spettacolo diretto da Massimo Greco e interpretato, nel ruolo della protagonista, dalla giovanissima attrice sedicenne Francesca Tripaldi, diplomatasi lo scorso anno alla scuola del teatro «Emisfero Destro».
I due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, sono caduti entrambi sotto le mura di Tebe nel duello mortale che li ha contrapposti: il nuovo re di Tebe, Creonte, ha proibito le esequie di Polinice, il traditore venuto a distruggere la patria. Ispirato alla tragedia moderna, rivisitata dalla traduzione del francese Jean Anouilh, il testo dello spettacolo, sospeso tra tradizione e contemporaneità, è stato ampliato con l’inserimento di quattro segmenti testuali scritti da Antonio Rosti che riannodano i ricordi dell'infanzia dei quattro personaggi principali: Polinice ed Eteocle, Antigone e Ismene. «L’inserimento dei quattro segmenti di testo, nell’ottica della rivalutazione del “teatro di parola”- spiega il regista Massimo Greco - rispondono alla volontà di alleggerire la drammaticità complessa del testo stesso con l’insert di «ingressi» che potessero rompere il blocco drammaturgico e fossero anche dispositivi scenici per il recupero della memoria storica dei personaggi che qui riaffiora, invece, in mera azione teatrale».
Nel prologo Antigone invita, inutilmente, la sorella Ismene a ribellarsi al decreto che offende la divinità: dovrà affrontare, da sola, il rischio di rendere i dovuti onori a Polinice. Ai vecchi del Coro, dall’alto della sua sovranità, Creonte ripete il suo editto, ne sostiene i validi motivi: improvvisamente arriva una guardia e lo informa che una persona sconosciuta ha cosparso di terra il cadavere. Esplode la collera del re, che fiuta intorno a sé cospirazioni e corruzione; la guardia viene spedita con minacce alla ricerca del colpevole; rientrerà portandosi dietro Antigone, scoperta mentre, per la seconda volta, gettava terra sul corpo denudato di Polinice. «Il tentativo del recupero del "teatro di parola" - continua il regista - nasce dalla considerazione che la comunicazione odierna è sintetizzata al massimo e si lascia all’intuito la capacità di cogliere le emozioni e i sentimenti. L’incontro tra punti di vista differenti, lo scambio relazionale ad alta tensione emotiva tra Creonte e Antigone, una delle scene più forti dello spettacolo vale veramente la sfida!».
Cosa spinge Antigone a ribellarsi? «Antigone - dice la protagonista - con cui mi sono identificata, anche per la mia giovane età, compie un atto di ribellione che mi ha indotto a portare nella rappresentazione del personaggio anche delle cose che mi appartengono. Il gesto di ribellione di Antigone, rappresenta un primo momento di indipendenza della donna, in un contesto in cui era assolutamente negata la possibilità di agire in prima persona. Antigone compie un’azione che non è fine a se stessa, ma ha il valore al contempo della difesa di un ideale e della libertà di scegliere e di compiere un atto di grande importanza per se stessa».