La nuova architettura che cambierà Milano

Un libro dedicato ai grandi progettisti e alle opere che stanno «disegnando» la città del futuro

Luciana Baldrighi

«Milano. Nuova architettura», l’ultimo volume sul tema edito da Skira (216 pagine a colori, 26 Euro), mette in scena molte delle grandi star della progettazione mondiale di questi anni: da Foster a Libeskind, da Isozaki a Chipperfield, da Piano a Hadid, da Botta a Gregotti. Sono loro che hanno lavorato per il capoluogo lombardo, dallo Studio Albini allo Studio Quattro Associati di Milano, come autori dell’inceneritore e del nuovo depuratore, vere e proprie opere non solo di ingegneria ma anche di architettura in pieno rispetto del paesaggio.
Il volume di Sebastiano Brandolini, con prefazione di Enrico Regazzoni, vuole fare il punto sulla nuova stagione dell’architettura che si sta inaugurando a Milano. Grandi opere di architetti italiani e internazionali stanno sviluppando e portando a compimento un programma che va dal centro alle periferie, con lo scopo di creare nuove strutture funzionali e contemporaneamente fare da congiunzione tra un paesaggio insolito e la parte storica della città.
Se Milano è stata abbandonata ai tanti panettoni di cemento che ne abbrutiscono l’arredo urbano e che hanno dimostrato di essere persino pericolosi per la vita dei cittadini motorizzati o in auto, d’altra parte questo lungo racconto di progetti introduce la necessità - finanziamenti a parte - di creare un legame nuovo tra il paesaggio e la città.
La città che cambia faccia è rappresentata dal lavoro di restauro del Teatro alla Scala di Mario Botta, la nuova sede del Sole 24 Ore di Renzo Piano, il Quartiere della Bicocca della Gremito & associati, la Nuova Fiera di Fuksas alle porte della metropoli, il Depuratore di San Rocco di Approdi, Ragliando, Cannoni e Sovilla, la sede nuova Consob di via Borlotto di Marco Albini e, tra le proposte di riordino, quella della Stazione Centrale dello stesso Albini di cui tra poco inizieranno i lavori già appaltati dall’amministrazione. Sfumato ma progettato con concorso pubblico internazionale, la Cittadella della Cultura di David Chipperfield, che avrebbe dovuto raccogliere nell’area ex Ansaldo vari musei, da quello etnico a quello archeologico oggi dislocato tra Castello Sforzesco, Corso Magenta e con tanti reperti non esposti che giacciono nei magazzini da anni. C’è attesa per il Museo del Novecento di Italo Rota all'Arenaria, per la Gipsoteca e per la riapertura di Palazzo Citerei in via Prora, naturale proseguimento della Pinacoteca, ristrutturato e abbandonato a se stesso per problemi burocratici.
Fa parlare anche la città della Moda ideata sulla carta anche dal grande Cesar Pelli, la sede della Regione di Pie Cod. Fardelli nuovo Uil, la sistemazione della Darsena dello Studio Bodin, quella del Parco Forlanini, la Biblioteca Europea di Bolles e Willson. Ma ciò che funziona di più sono gli interventi dell’area Innocenti-Maserati, la riconversione dell’ex Faema, le Torri OM, la Deutsche Bank dello Studio Valle.
Nel lungo racconto di Brandolin si parla anche dell’attesa dei nuovi quartieri di Norman Foster, Rafael Moneo, Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Arata Isozaki, le residenze al Portello e Progetto CityLife, l’ampliamento dell’Università Bocconi di Grafton Architects, progetti pregiati che dovrebbero far parte di una trasformazione che cambierà il volto di Milano. Il volume raccoglie anche una pianta urbana dove sono indicati progetti realizzati e realizzabili, tra i quali il Teatro e Hotel Armani. Se entriamo nel cuore di Milano, oltre ai progetti noti, troviamo anche l’Hotel Bulgari di Antonio Citterio, la Mediateca di Santa Teresa, il passante Ferroviario da terminare e il complesso di via Bergognone 53 di Mario Cucinella.
Milano crescerà? Siamo in attesa degli ultimi lotti della Pirelli, del Ticinese, delle aree Montedison e Redaelli a Rogoredo, della Magneti Marelli e Falck a Sesto San Giovanni e, soprattutto, di molta residenza abitativa. Perché la carenza di alloggi a prezzi popolari è la vera piaga di questa splendida città.